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acmilan - La vigilia di Manchester

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L'ultimo atto dell'unica Finale fra squadre italiane di Champions League è così forte, così intenso, che ogni rievocazione dello Juventus-Milan (la Finale si chiamava così negli atti ufficiali Uefa) dell'Old Trafford di Manchester è racchiusa sempre in quelle sequenze. Lo sguardo fisso di Sheva, i suoi occhi che fissano la porta, il gol, l'abbraccio fra Dida e Andriy, la corsa liberatoria verso il campo di Carlo Ancelotti. 

Ma diciassette anni fa, c'è stata anche una vigilia. Era il 27 maggio 2003 il giorno prima, e la tensione a Manchester si tagliava a fettine. Era rimasta nell'aria una certa coda polemica fra i due ambienti, fra i due spogliatoi per alcune considerazioni su quanto corresse la Juventus, da parte di un componente lo staff medico del Milan.

Man mano che si avvicinava il fischio d'inizio del tedesco Merk, le piccole frecciatine della vigilia lasciavano sempre più spazio alla concentrazione per la partita. Il giorno prima della Finale, a Manchester, il comitato organizzatore dell'evento aveva organizzato un meeting nei pressi dello stadio con Bobby Charlton ed Eusebio. Erano carismatici, sereni, sorridenti. Qualche milanista lo aveva vissuto come un buon presagio. 

Il grande Eusebio era stato battuto dai rossoneri a Wembley nel 1963, l'altrettanto grande Sir nato ad Ashington aveva perso contro il Milan nella semifinale del 1969. In entrambi i casi, Milan campione d'Europa. Esattamente come sarebbe accaduto il giorno dopo, a Manchester. Ma quella è tutta un'altra Storia.