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Kpmg, i club di calcio che valgono di più in Europa: corre l’Inter, il Milan maglia nera. Juve, non basta Ronaldo

Per la prima volta nessuna italiana nella top 10, i nerazzurri nell’era Suning hanno accelerato ma restano indietro rispetto alle big. Il Real in cima al ranking

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La lontananza dal tesoro. Nemmeno un’italiana fra le dieci squadre più ricche e potenti d’Europa: l’Inghilterra ne ha sei, la Spagna riconquista il trono con il Real (davanti al Manchester United, e mette sul podio anche il Barcellona), la Germania piazza il Bayern. Infine, la Francia con il Psg scalza la Juve dalla top 10. I numeri della quinta edizione dello studio di Kpmg «The European elite» resteranno come riferimento per anni, irraggiungibili. Il Covid-19 ha travolto campionati e conti, ma chi parte avanti è comunque più attrezzato alla bufera. Il valore d’impresa dei club — quello del Real sfiora i 3,5 miliardi, per la Juve è la metà — è stato calcolato (al 1° gennaio 2020) in base a diversi parametri: profittabilità, popolarità, diritti televisivi, valore della rosa e stadio di proprietà.

Milano, due volti. Quello rampante dell’Inter di Suning, 14ª, un tasso di crescita del 42%, il terzo più elevato in Europa. E un ottimo +146% dal 2016, dall’arrivo del colosso cinese. Un buon rapporto fra costi e ricavi e forte ascesa sui social network: i seguaci segnano +353% rispetto a cinque anni fa, nessun altro ne ha guadagnati così tanti.

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Kpmg, i club che valgono di più in Europa

La faccia triste del Milan. Delle 32 società in esame è la sola ad avere visto il suo valore diminuire: -3%, (da 545 milioni a 526), a fronte di uno sviluppo complessivo del settore del 51%. Coppe svanite, passaggi di mano e passivi pesanti per un 22° posto dietro a Leicester, Lione ed Everton. «Per la prima volta non c’è un’italiana nella top 10 — spiega Andrea Sartori, responsabile sport di Kpmg —, nonostante la Juve migliori del 12% (è 11ª ndr)». L’effetto Ronaldo si sarebbe dovuto vedere nei prossimi bilanci, ora completamente da rifare. CR7 ha portato una valanga di follower e più soldi dagli sponsor, ma ha fatto anche lievitare i costi di gestione: «Nella top 10 nessuna squadra è al di sopra della soglia del 70% del rapporto fra ricavi e monte ingaggi. La Juve è al 71%: i ricavi sono aumentati, ma i costi ancora più velocemente».

Quanto alle milanesi, la scalata dell’Inter è frenata dalla questione stadio: «Il Tottenham, avanti nel ranking anche per la finale di Champions, ha un suo impianto. Ma a Milano la differenza è nelle due proprietà: l’Inter è in mano a un investitore strategico. Dà molto al club, ma riceve molto. Il marchio Inter viene sfruttato in Cina per vendere prodotti. Il Milan è posseduto da un fondo, e in un certo senso è un problema. L’obiettivo di Elliott — aggiunge Sartori — è accrescere il valore per poi uscire. Ma nel calcio se non investi diventa difficile crescere. E anche gli investimenti sono limitati dal fair-play finanziario, quindi si innesta un circolo vizioso».

Lo tsunami del coronavirus sta avendo e avrà effetti tremendi anche sulle elite: «Possiamo valutarlo dalla Borsa: le azioni di Manchester e Juve si sono svalutate del 20-25%. Guardando invece al valore della rosa, in caso di cancellazione della stagione il calo medio è stimato sul 27-28%, sul 17-18% in caso di ripresa. Ma il dato varia: alcune società saranno in grado di assorbire meglio i danni, mentre chi vive di player trading sarà più colpito».