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Tampone in auto: per Maura il 14 maggio è stata una liberazione sapere del test negativo

Coronavirus, per 67 giorni 'prigioniera’ del virus

Maura Bendandi racconta il calvario degli ultimi mesi: "Che bel pianto liberatorio il 14 maggio, quando ho rivisto la mia famiglia"

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Ravenna, 28 maggio 2020 - "ll 14 maggio ho aperto la porta e io, Alessandro, Chiara e Elisa ci siamo stretti in un lungo abbraccio e in un pianto liberatorio". Ha gli occhi lucidi Maura Bendandi, mentre ricorda il momento in cui ha potuto varcare la soglia del salotto e abbracciare il marito e le figlie, di 21 e 16 anni. Non era più malata di Covid. Dopo 67 giorni, di cui ventuno in ospedale, Maura ha iniziato a riappropriarsi della sua vita. Cinquant’anni in giugno, Maura è sana, senza ‘patologie pregresse’, vive con le figlie e il marito a San Pancrazio e lavora in un ambiente non a rischio Covid. È stata una delle prime di Russi ammalarsi, non ha idea di come sia avvenuto il contagio. E ricordando quei giorni, gli occhi diventano lucidi, soprattutto al pensiero dei suoi cari. Il 9 marzo, nei giorni in cui il governo, dopo aver istituito le zone rosse, vara i decreti che porteranno il Paese in lockdown, Maura si sveglia con un forte mal di testa. Non ha tosse secca, non ha difficoltà respiratorie, si pensa all’influenza.

Ma la figlia Chiara , studentessa di medicina, è preoccupata, perché "mamma soffre i mal di testa, ma non si ammala mai". E la invita a isolarsi: al pianterreno c’è una camera. Maura entra perché vuole accontentare la figlia. "Salendo in camera – racconta –, mio marito Alessandro mi disse sorpreso: ‘sul serio non vieni su?’. Io sono rimasta lì, in preda al mal di testa e a una grande stanchezza. Sabato mattina sono quasi svenuta, la guardia medica ci ha mandato al pronto soccorso. Prelievo, tac alla testa, lastra ai polmoni. Ero pronta per le dimissioni, quando la dottoressa all’ultimo chiese anche una tac ai polmoni. Un momento dopo ero in isolamento. E ancor prima di conoscere l’esito del tampone e di entrare nella mia camera in malattie infettive, su proposta del virologo ho iniziato la terapia anti Covid".

Maura è rimasta in malattie infettive tre settimane, due attaccata ai tubi dell’ossigeno. "Non avevo i respiratori che si vedevano in Tv, fortunatamente non sono stata così grave – precisa –, ma non potevo staccarmi dall’ossigeno. La mancanza di respiro è una sensazione indescrivibile. I primi dieci giorni li ho trascorsi in un riposo assoluto, concentrata tutta su me stessa, sul lottare contro la malattia". La telefonata brevissima la sera ad Alessandro era uno sforzo enorme. "La seconda settimana ho iniziato a stare meglio, poi con grande paura ho staccato l’ossigeno. Un grande grazie a tutte le persone che mi hanno assistito e accompagnato con professionalità e umanità in quei giorni di isolamento".

Il 3 aprile , finalmente, il ritorno a casa. "Che strano arrivare coi sanitari, senza poter abbracciare nessuno, e per 40 giorni vederli solo attraverso il vetro. Ma ora siamo insieme. E il 19, il giorno in cui l’Ausl ha notificato la mia guarigione ufficiale, la prima uscita, una passeggiata fino a casa dei miei genitori, anche loro molto provati". "Oggi in Fase 2 – conclude Maura – riprendiamoci la nostra vita, ma non dimentichiamo in fretta le terribili immagini della Tv. A noi cittadini d’altronde chiedono solo attenzione e buon senso".

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