Recovery Plan, Giuseppe Conte gongola ma il Mes è ancora una grana

Soddisfazione a Palazzo Chigi per i miliardi Ue: "La partita però non è ancora chiusa". Il nodo Mes nella maggioranza è ancora lì. La Lega balbetta.

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The Italian Prime Minister Giuseppe Conte with mask to protect himself from the Coronavirus emergency (Covid-19) while leaving the Senate after the final discussion on the vote of individual distrust the Minister of Justice, Alfonso Bonafede. Rome (Italy), May 20th, 2020 (Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images)

“Era quello che aspettavamo, un risultato impensabile solo fino qualche mese fa”. A Palazzo Chigi non si nasconde la soddisfazione per il piano Next generation Ue annunciato oggi da Ursula von der Leyen. Un recovery plan da 750 miliardi di euro, di cui circa 172 destinati all’Italia. Era la svolta che Giuseppe Conte aspettava. Ai suoi collaboratori non ha nascosto la propria soddisfazione: “E’ in linea con le aspettative, quello per cui ci siamo battuti”. Il premier ha ricordato a tutti da dove si era partiti, dalla contrarietà tedesca agli eurobond, scardinata pian piano fino ad arrivare al piano Merkel-Macron della scorsa settimana ulteriormente incrementato dalla Commissione europea. Un punto di partenza molto utile anche per superare lo scoglio interno del Mes. Sentite uno dei più stretti collaboratori del premier: “Oramai è superato. Possiamo contare su più di 170 miliardi, di cui 80 a fondo perduto e pensiamo ancora al Mes, che tra l’altro è un prestito?”.

Ma Conte ha avvertito che la partita non è chiusa. Perché ora parte la trattativa sul come, sulle possibili clausole e condizionalità su come spendere il tesoretto, e già nel primo pomeriggio a Palazzo Chigi si è guardato con una certa apprensione alle dichiarazioni di Angela Merkel, che dopo aver messo in chiaro che il Consiglio europeo di giugno non sarà risolutivo indicava un passo lungo per la chiusura della trattativa, indicando la fine dell’anno come deadline per rendere operativo il recovery fund. C’è poi da superare la resistenza dei paesi cosiddetti frugali. Conte ha messo in guardia sulla difficoltà della trattativa, ricordando che nella telefonata di qualche giorno fa con Mark Rutte il primo ministro olandese non si è smosso di un millimetro dall’intransigenza delle sue posizioni.

Nonostante ciò il piano von der Leyen ha recepito quelle che fin dall’inizio sono state le posizioni italiane: “Un ottimo segnale da Bruxelles - ha twittato Conte - proprio nella direzione indicata dall’Italia. Siamo stati descritti come visionari perché ci abbiamo creduto. 500 miliardi a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti sono una cifra adeguata. Ora acceleriamo sul negoziato e liberiamo presto le risorse”. A Palazzo Chigi c’è anche soddisfazione per aver tolto un fortissimo elemento di propaganda alle opposizioni. “Se guardi le dichiarazioni di Salvini - osserva un parlamentare vicino al capo del governo - vedi le unghie che graffiano gli specchi su cui si arrampica”. E in effetti il leader della Lega si è limitato a dire che “sono solo parole e ipotesi”, cercando di sviare l’attenzione su una presunta patrimoniale e un taglio delle pensioni che il governo avrebbe in serbo “passata l’emergenza”, senza poter dire una parola sulla sostanza delle misure.

Ma la partita europea non è affatto chiusa in maggioranza. Di buon mattino al Foglio Roberto Gualtieri ha messo le mani avanti sul Mes: “Una linea di finanziamento decennale a tassi vicini allo zero, attivabile immediatamente e priva di alcuna condizionalità se non quella dell’utilizzo delle risorse per far fronte alle spese sanitarie dirette e indirette e a quelle di prevenzione del contagio, è una cosa positiva che di per se concorre a rafforzare la stabilità e la fiducia. Valuteremo insieme l’opportunità di un suo eventuale utilizzo″. Il Partito democratico e Italia viva rimangono nettamente a favore dell’utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità e proprio oggi i deputati Dem lo hanno evocato come risposta ai problemi sulle borse di studio dei medici specializzandi. Anche l’ala sinistra dei 5 stelle dà timidi segnali d’apertura. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà ha osservato a Circo Massimo che “le condizionalità sono molto cambiate, le guarderemo meglio nelle prossime giornate quando avremo la documentazione necessaria. Sembra che ci sia un tasso molto basso su questi 36-37 miliardi”.

Ma nel Movimento Next generation Ue ha dato il là al definitivo disimpegno sul Mes. “Dopo oggi è chiaro che non ne abbiamo più bisogno - spiega una fonte ai vertici dei 5 stelle - anche perché, guardando agli altri in Europa saremmo i soli a non utilizzarlo”. Ecco Raphael Raduzzi, pasdaran del no, a gongolare che il Mes “va in soffitta” e a mettere anche paletti sulle condizionalità del recovery fund, Ettore Licheri a bollarlo come “inadeguato”, e Filippo Scerra che ribadisce che “la nostra posizione rimane il no al 100%”. Lo stesso Scerra aggiunge: “Su questo punto anche la linea di Conte non lascia spazio a dubbi. Il Mes è inadeguato per capienza e caratteristiche”.

Da Palazzo Chigi si ribadisce che una valutazione verrà fatta quando tutti gli strumenti messi in campo da Bruxelles avranno una cornice chiara, e che l’ultima parola spetterà al Parlamento. Ma oggi la von der Leyen gli ha fornito un ghiotto assist per motivare il no grazie dell’Italia.