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Trump contro Twitter e i social network. Cosa è successo?

Il Presidente USA Donald Trump dichiara guerra ai social network dopo che alcuni suoi tweet sono stati indicati da Twitter come "potenzialmente fuorvianti"

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Twitter ha moltiplicato ormai da tempo gli sforzi per contrastare la diffusione delle fake news sulla piattaforma, così come stanno facendo anche altri social network concorrente, ricorrendo spesso ad organizzazioni indipendenti di fact checking per le verifiche del caso e la fornitura di fonti attendibili per smentire le dichiarazioni inesatte e fuorvianti che circolano sui social media.

Quando il bersaglio di quelle verifiche è il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, però, rischia di scattare una vera e propria guerra ai social network. O meglio, è Trump che rischia di scatenarla dopo che alcuni suoi tweet contro il sistema di votazione per corrispondenza sono stati classificati da Twitter come “potenzialmente fuorvianti” e corredati dall’apposita etichetta che invita i lettori ad informarsi tramite fonti verificate.

Trump, da sempre avvezzo a piegare la realtà dei fatti e sostenere la veridicità delle sue dichiarazioni nonostante le numerose evidenze del contrario, ha preso quelle etichette come un attacco personale e, più in generale, come un attacco alle posizioni repubblicane e alla libertà di parola.

Cosa è successo tra Trump e Twitter?

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Dopo la notizia dell’invio a casa dei cittadini da parte del Governatore della California delle schede per votare a distanza, senza creare code o assembramenti ai seggi, come accade ormai da decenni per chi è impossibilitato a recarsi ai seggi e per i residenti all’estero, Donald Trump è partito all’attacco dell’intero sistema:

Non esiste che il voto via posta sia qualcosa di diverso da un sistema sostanzialmente fraudolento. Le schede verranno rubate, saranno falsificate e anche stampate illegalmente e firmate in modo fraudolento.

Di fronte a quelle forti dichiarazioni fatte da Trump, come spesso accade, senza fornire alcuna prova a sostegno, Twitter ha bollato quel tweet come contenente informazioni potenzialmente fuorvianti, spiegando nell’apposito link di verifica che Trump “sostiene in modo falso che un’elezione via posta porterebbe ed elezioni truccate. I fact checker sostengono che non ci siano prove a sostegno di quelle dichiarazioni“.

Una doverosa precisazione che ha mandato Trump, mai davvero abituato ad essere contraddetto, su tutte le furie. Il Presidente USA è partito così all’attacco di Twitter e dei social network più in generale, accusando quello che fino a due giorni fa era il suo social network preferito, usato in modo ufficiale fin dalla sua elezione nel 2016, di voler interferire con le elezioni presidenziali in programma per il 3 novembre 2020.

I tweet di Trump non sono stati cancellati, come potrebbe accadere in caso di censura, ma sono soltanto stati corredati da un doveroso avviso che invita gli utenti a verificare quanto sostenuto da Trump perché in chiara contraddizione con la verità. Questo, però, è bastato ad un Trump che sta vedendo crollare giorno dopo giorno i propri consensi, a minacciare una guerra contro i social network.

La minaccia di Donald Trump

Twitter sta totalmente opprimendo la libertà di parola e io, come Presidente, non permetterò che accada.

È iniziato così l’attacco di Donald Trump a Twitter, che nel giro di poche ore si è trasformato in una guerra a tutti i social network. Il Presidente USA minaccia di regolamentare durante le piattaforme sociali e di chiudere quelle che non si adegueranno.

I repubblicani sentono che le piattaforme dei social media mettono completamente a tacere le voci dei conservatori. Li regoleremo duramente oppure li chiuderemo perché non possiamo permettere che questo accada. Abbiamo visto cosa hanno cercato di fare, senza successo, nel 2016. Non possiamo permettere che ciò accada di nuovo, in maniera più sofisticata, così come non possiamo permettere che elezioni via posta diventino un metodo radicato nel Paese. Tutti potrebbero imbrogliare, falsificare e rubare quelle schede. Vincerà chi barerà di più, come i social media.

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