“Non metto in quarantena gente sana” (il medico della Lazio)

"Se il calciatore è un lavoratore, allora in fabbrica?"

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Roma, 27 mag. (askanews) – “Voi mi dite che devo mettere cinquanta persone sane in quarantena, per me è un delitto, visto che sono persone sane, mi devono dire che significa. Sono volontà non mie, mi viene imposto, loro decidono e io mi prendo la responsabilità? Io non metto in quarantena persone sane”. A dirlo è Ivo Pulcini, direttore sanitario della Lazio, in merito alle decisioni da assumere in vista di un eventuale ripresa del campionato e del rischio di nuovi contagi tra calciatori. “La quarantena di 14 giorni per i calciatori? Il Comitato tecnico scientifico – precisa Pulcini ai microfoni di Radio KIss Kiss – non tiene conto della curva discendente del contagio. Quello che era vero un mese fa, adesso è cambiato del tutto. In medicina va considerato il momento. Tutto questo significa che gli atleti secondo il Cura Italia sono assimilati ai lavoratori, se prendono il contagio è visto come un infortunio”. E se i calciatori sono considerati come lavoratori, si domanda il medico biancoceleste, “perché nelle fabbriche se esce un contagio non chiudono tutto, mentre se capita a un calciatore tutta la squadra va messa in quarantena?”. Quanto al Coronavirus, Pulcini dice la sua: “Èun’epidemia stagionale come altre in passato, basta che guardate la curva dei contagi come è scesa. Se uno è positivo non chiudono le fabbriche e non devono chiudere lo sport”.

Adx/Int9