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Dinosauri: l'asteroide che li estinse aveva l'angolazione "più mortale possibile"

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Nonostante l’estinzione dei dinosauri dia ancora oggi adito a diverse teorie e ipotesi, quella più accredita è che sia stato un asteroide grande come una città a spazzarli per sempre dalla faccia della Terra. E secondo un recente studio, non sarebbe solo la dimensione del meteorite ad aver causato l’estinzione ma anche l’angolazione con la quale ha impattato contro il nostro Pianeta 66 milioni di anni fa.

Che il cratere di Chicxulub – grande 200 chilometri nell’attuale Messico – si sia formato a causa dell’asteroide che ha ucciso circa tre quarti della vita sul pianeta Terra è un fatto riconosciuto ormai dalla maggior parte della comunità scientifica. Ma la traiettoria e la direzione di tale impatto sono ancora oggetto di dibattito.

In un nuovo studio, un team internazionale di ricercatori, tramite simulazioni 3D, ha scoperto che l’asteroide potrebbe aver colpito la Terra con un angolo compreso tra 40 e 60 gradi e arrivando da nord-est. Secondo Gareth Collins, professore di scienze planetarie presso il dipartimento di scienze della terra e ingegneria dell’Imperial College di Londra, si trattava dello scenario peggiore possibile per i dinosauri. Ed, in effetti, si sono poi estinti.

Con il suo impatto, l’asteroide ha scatenato nell’atmosfera un’incredibile quantità di gas che ha cambiato il clima, innescando una catena di eventi che hanno portato all’estinzione dei dinosauri – , ha dichiarato Collins, l’autore principale dello studio pubblicato sulla rivista Nature Communications -. Ciò è stato probabilmente aggravato dal fatto che ha colpito con una angolazione il più mortale possibile.

È infatti molto probabile che l’impatto del meteorite abbia scatenato miliardi di tonnellate di zolfo e altri gas nell’atmosfera, “bloccando” il sole e portando a un drammatico raffreddamento del clima terrestre.

Studi precedenti avevano dimostrato che l’asteroide colpì la Terra con un angolo minore e arrivando invece da da sud-est. Si trattava però – fa sapere Collins – di una diversa interpretazione dei dati geofisici che la nuova ricerca dell’Imperial College di Londra ha di fatto “ribaltato”.