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Bonus Piemonte, gli artigiani contro la Regione: “Tavolo saltato, migliaia di lavoratori senza indennizzo”

Actis (Cna Piemonte): “Il percorso relativo al Bonus Piemonte ha avuto un’evoluzione diversa da quella che ci saremmo aspettati”. Felici (Confartigianato): "E' un comportamento offensivo nei confronti di chi è stato profondamente colpito dal lockdown"

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Delusione, amarezza e rabbia. E’ un attacco frontale quello che Cna, Confartigianato e Casartigiani rivolgono al presidente Cirio e agli assessori regionali, rei di aver escluso diverse categorie di lavoratori dall’erogazione del Bonus Piemonte. Allo stato attuale, infatti, sarebbero circa 8.000 le imprese artigiane con codici Ateco esclusi dal bonus, per un totale di 20.000 lavoratori. Un’enormità.

"Su sollecitazione della stessa Regione, lunedì 25 maggio, era stato fornito un elenco puntuale delle attività artigiane da inserire tra i beneficiari del Bonus: si trattava di attività di produzione e di vendita in sede fissa (botteghe, laboratori, negozi). Tra queste abbiamo segnalato le attività riconducibili ai seguenti macrosettori: alimentare, abbigliamento e arredo casa, le attività grafiche e fotografiche e affini, il settore orafo e di gioielleria, le lenti e l’occhialeria, gli articoli per matrimonio e cerimonie, gli articoli in pelle e calzature, le tintolavanderie, i centri massaggi e la toelettatura animali. L’elenco è stato ignorato" afferma la nota congiunta.

“Il percorso relativo al Bonus Piemonte ha avuto un’evoluzione diversa da quella che ci saremmo aspettati” afferma Fabrizio Actis, presidente di CNA Piemonte. Dal 2 maggio, giorno in cui era stato sottoscritto il “Patto per la ripresa del commercio e dell’artigianato” tutto pare essere cambiato. Sia nella sostanza, con migliaia di imprese escluse dal bonus, che nella forma, con un tavolo saltato improvvisamente. In malo modo. “Due giorni dopo la firma abbiamo assistito a fughe in avanti e non siamo stati più chiamati a dialogare. Per questo motivo siamo qui a dichiarare tutta la nostra amarezza” conclude Actis.

Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, si definisce “offeso per il comportamento tenuto dalla Regione” che, estromettendo diverse categorie dal Bonus Piemonte, rischia di acuirne i disagi, nonostante siano già state “profondamene colpite dal lockdown”."E’ incomprensibile e lesivo per il sistema economico piemontese escludere per scelta una componente fondamentale dell’economia regionale, poiché solo una minima parte delle attività artigiane piemontesi è ricompresa nel patto del 2 maggio" conclude Felici. 

“Siamo in attesa di atti concreti che smentiscano questi dati di fatto”, Francesca Coalova, portavoce di Casartigiani Piemonte.Cna, Confartigianato e  Casartigiani lamentano, al netto delle interlocuzioni informali di queste settimane, una grande “confusione e disomogeneità assoluta da parte della Regione”.

L’unica nota positiva nel quadro preoccupante delineato dalle associazioni di categoria, rimane l’erogazione dei bonus già precedentemente concordati: “Procedono con difficoltà, ma procedono: sono in corso gli invii categoria per categoria. Hanno iniziato con il noleggio con conducenti, per poi passare ad acconciatura ed estetica”.

Attualmente ne sono stati erogati 18,5 su 116 stanziati, per 8.200 imprese su oltre 60.000 in attesa. A questi numeri poi, si aggiungono i 15 milioni di euro stanziati per sostenere le altre categorie escluse, portando così il bonus nelle tasche di altre 10.000 imprese commerciali.

“Noi, però, ci aspettavamo di poter inserire in questo elenco le attività concordate il 2 maggio con la Regione” ripetono come un mantra Cna, Confartigianato e  Casartigiani. La loro rabbia è quella di migliaia di lavoratori e aziende a cui il bonus potrebbe non arrivare mai.