Genocidio Ruanda, Kabuga rigetta accuse/ “Crimini contro l’umanità? Tutte bugie”

Genocidio Ruanda, Felicien Kabuga rigetta le accuse di crimini contro l’umanità: era latitante da 23 anni, era stato condannato per aver finanziato e incitato il massacro dei Tutsi.

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Felicien Kabuga ha rigettato ogni tipo di accusa che gli è stata mossa dal Tribunale dell’ONU. Per mezzo di un’interprete, dopo aver ascoltato le accuse mosse, ha detto “sono tutte bugie. Non ho ucciso nessun Tutsi, lavoravo con loro”. La vicenda naturalmente risale alla prima metà degli anni Novanta: il genocidio del Ruanda si è consumato tra il 6 aprile 1994 e la metà di luglio, vittime almeno mezzo milione di persone dell’etnia Tutsi da parte degli Hutu, al potere da 35 anni. Violenze brutali perché perpetrate soprattutto con l’uso di machete; le stime seguenti sono cresciute fino a raggiungere in qualche caso il milione di morti, tra i pianificatori anche sindaci e poliziotti. Il genocidio si concluse di fatto con l’Opération Turquoise, ovvero l’intervento delle forze armate francesi sotto il mandato dell’Onu.

GENOCIDIO RUANDA, KABUGA RIGETTA LE ACCUSE: LA STORIA

Felicien Kabuga, che oggi ha 84 anni, è stato arrestato nella mattinata del 16 maggio: la polizia francese lo ha trovato sotto falso nome ad Asnières-Sur-Seine, a Nord del Paese. Era una delle persone ritenute responsabili del genocidio del Ruanda ancora in libertà: già nel 1997 era stato condannato per aver finanziato, grazie alle ingenti disponibilità economiche, il massacro dei Tutsi. Tra le accuse che gli erano state rivolte c’era quella di aver fondato la Radio-Television Libre des Mille Collines (RTLMC), una rete televisiva che attraverso la sua propaganda aveva incitato la popolazione Hutu a uccidere l’etnia “rivale”. Non solo: Kabuga era stato condannato per aver creato un gruppo di milizie conosciuto come Interhamwe (“coloro che lavorano insieme”) che aveva poi materialmente perpetrato il massacro.

Da allora, Kabuga era latitante: in questi 23 anni si dice abbia vissuto tra Europa e Africa ma finalmente è stato catturato, e dovrà rispondere dell’accusa di crimini contro l’umanità tra cui appunto il genocidio. A condurre il processo de L’Aia è il Tribunale Penale internazionale per il Ruanda delle Nazioni Unite; l’istanza, avendo il Tribunale dell’ONU cessato le sue attività cinque anni fa, è stata presa in carico dal Meccanismo Residuale per i Tribunali penali internazionali. Conosciamo dunque la sua prima versione dei fatti: ora il processo andrà avanti, e ne seguiremo gli sviluppi.