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Proteste contro la polizia a Minneapolis, il 26 maggio 2020. (Richard Tsong-Taatarii, Star Tribune/Ap/LaPresse)

La morte di George Floyd riaccende il dibattito sul razzismo - Alessio Marchionna

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La morte di George Floyd riaccende il dibattito sul razzismo

Il 25 maggio George Floyd, un nero di 46 anni, è morto a Minneapolis, in Minnesota, dopo che un poliziotto gli ha tenuto il ginocchio premuto sul collo per alcuni minuti. Nel video dell’incidente si sente Floyd dire “non riesco a respirare”.

Sono le stesse parole usate nel 2014 da Eric Garner, un afroamericano di New York che morì soffocato mentre veniva arrestato. Quattro agenti coinvolti nell’arresto di Floyd sono stati licenziati, e sono state organizzate grandi proteste davanti al quartier generale della polizia.

Ecco come sono andate le cose, secondo la ricostruzione fatta a partire dalle testimonianze dei presenti e dai rapporti della polizia.

La ricostruzione
La vicenda sarebbe cominciata quando il proprietario di un negozio ha chiamato la polizia per denunciare un uomo che aveva usato una banconota da venti dollari falsa. Gli agenti arrivati sul posto avrebbero trovato il sospettato nella sua macchina, e secondo loro era “sotto l’effetto” di droghe o alcol. I poliziotti sostengono che l’uomo (in seguito identificato come George Floyd) si è rifiutato di uscire dalla macchina. A quel punto lo hanno ammanettato.

Floyd, che era disarmato, è stato poi immobilizzato a terra, a pancia in giù e con il volto girato verso destra. Uno dei poliziotti gli ha premuto il ginocchio sul collo per diversi minuti. La sequenza è stata ripresa in un video da una persona che ha assistito alla scena e che l’ha poi diffuso. Non mostra quello che è successo prima dell’arresto. Dura circa dieci minuti e contiene immagini molto forti.


Oltre alle immagini, è stato l’audio a destare molto clamore. Si sente Floyd dire “non riesco a respirare” e “non uccidetemi”. Si sentono anche alcuni passanti dire “liberategli il collo” e “sta sanguinando dal naso”. Floyd poi smette di muoversi (i testimoni chiedono agli agenti di controllargli il polso) e viene sistemato su una barella e caricato su un’ambulanza. In una dichiarazione, la polizia ha sostenuto che Floyd ha avuto un problema “medico”, senza fare menzione del fatto che era stato immobilizzato a terra in modo da bloccargli le vie respiratorie.

Come succede sempre dopo ogni caso di violenza della polizia nei confronti dei neri, le proteste sono scoppiate immediatamente – chiamando in causa non solo la violenza in sé ma anche le condizioni di abbandono e povertà dei quartieri a maggioranza afroamericana – e l’attenzione si è spostata sulla polizia.

Le reazioni e i precedenti
A differenza di quello che è successo in altri casi simili, le autorità hanno preso subito le distanze dagli agenti coinvolti nel caso. Il sindaco Jacob Frey, 38 anni, eletto con il Partito democratico, ha detto che quattro poliziotti sono stati licenziati e ha aggiunto: “Quello che abbiamo visto è sbagliato a ogni livello, essere nero negli Stati Uniti non dovrebbe essere una sentenza di morte”. Frey ha aggiunto che “la tecnica usata dall’agente viola le regole della polizia”.

Il dipartimento di polizia ha consegnato agli inquirenti che indagheranno sul caso i filmati registrati dalle telecamere che gli agenti portano sulle loro divise. Amy Klobuchar, senatrice del Minnesota che a quanto pare potrebbe essere scelta da Joe Biden come candidata alla vicepresidenza per le elezioni presidenziali di novembre, ha chiesto “un’indagine esterna e indipendente”. Biden, che è stato vicepresidente durante l’amministrazione Obama, ha pubblicato un tweet in cui chiede giustizia per la famiglia di Floyd.

Nel pomeriggio del 26 maggio ci sono state proteste davanti agli uffici del dipartimento di polizia. Gli agenti hanno cercato di disperdere i manifestanti usando dei lacrimogeni. Manifestazioni di solidarietà sono state organizzate anche in altre città, tra cui Los Angeles.

La morte di Floyd ha ricordato subito quella di Eric Garner. Ma torna in mente anche il caso di Philando Castile, un nero di 32 anni che a luglio del 2016 fu ucciso vicino a Minneapolis da un agente mentre era in macchina con la fidanzata e la figlia. Il poliziotto gli aveva chiesto di accostare perché aveva una luce posteriore rotta. Dopo essere stato fermato, Castile disse alla polizia di avere una pistola regolarmente registrata nel cruscotto e, mentre allungava la mano per prendere la patente, uno degli agenti gli aveva sparato. La vicenda era stata filmata con il cellulare dalla compagna di Castile.

Le due vicende hanno in comune il fatto che gli agenti coinvolti non sono stati ritenuti colpevoli. Nel caso di Garner l’agente che ne ha causato la morte non è stato nemmeno incriminato, mentre il poliziotto che ha sparato a Castile è stato assolto dall’accusa di omicidio colposo.

Inoltre la morte di Floyd segue altri casi recenti di violenza contro i neri. Il più eclatante a Brunswick, nel sud della Georgia. La vicenda risale a febbraio ma è diventata di dominio pubblico solo a maggio. Due uomini bianchi – padre e figlio – hanno dato la caccia ad Ahmaud Arbery, un ragazzo di 25 anni, che poi è morto per le ferite da arma da fuoco mentre cercava di scappare. La procura locale è stata molto criticata per non aver fatto arrestare subito i due uomini. Il New York Times ha ricostruito la vicenda in un video (immagini molto forti).

Il destino di Black Lives Matter
La vicenda di Floyd potrebbe riportare sotto i riflettori il movimento Black Lives Matter, nato nel 2013 dopo l’omicidio di Trayvon Martin. Come ha spiegato l’Economist in un articolo di qualche giorno fa, il movimento è stato al centro del dibattito politico durante la presidenza Obama, soprattutto dopo i disordini di Ferguson del 2014. Ma negli ultimi anni, sotto la presidenza di Donald Trump, i suoi attivisti hanno trovato sempre meno spazio, anche se il razzismo contro i neri non è stato superato e gli omicidi della polizia sono ancora frequenti.

Il settimanale ha intervistato Melina Abdullah, cofondatrice della sezione di Los Angeles di Black Lives Matter, secondo cui l’interesse dell’opinione pubblica su questi temi si è ridotto notevolmente negli ultimi tempi. “Abdullah ricorda che per due anni è intervenuta ogni giorno sulle emittenti televisive nazionali per parlare dei diritti degli afroamericani e di Black Lives Matter. I produttori, però, hanno smesso di contattarla subito dopo l’elezione di Donald Trump. Nel frattempo alcuni simpatizzanti sono stati coinvolti in altre cause, come la campagna presidenziale di Bernie Sanders”. Non ha aiutato il fatto che il movimento ha sempre rifiutato di avere una gerarchia e che il grosso delle iniziative sono sempre state organizzate online.

Detto questo, Black Lives Matter svolge ancora un ruolo importante dove ce n’è più bisogno, cioè a livello locale, trasformando le proteste in campagne e proposte politiche per migliorare la condizione di vita dei neri. Inoltre non bisogna dimenticare che in molte città le pressioni del movimento hanno portato le autorità comunali e i dipartimenti di polizia ad adottare alcune misure per responsabilizzare gli agenti e ridurre le violenze nei confronti delle minoranze.

Aggiornamento: un nuovo video, registrato dalla telecamera di un negozio che si trova nella zona, mostra che George Floyd non ha opposto resistenza all’arresto, come ha sostenuto il dipartimento di polizia. Il 29 maggio Derek Chauvin, l’agente della polizia di Minneapolis che ha causato la morte di Floyd, è stato arrestato. È accusato di omicidio.

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