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Pernice con Butragueno

Pernice, l’osteopata “galattico”: “Con il Real si va ai mille all’ora”

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TORINO. «Ronaldo non l’ho mai trattato: lo può fare soltanto Javier Santamaria, sia nella squadra di club che in nazionale. In ogni caso, la mia esperienza al Real Madrid è stata fantastica». Parola di Alessandro Pernice, fisioterapista e osteopata torinese che la scorsa estate ha terminato la sua esperienza con i galacticos, «avendo avuto la fortuna di far parte della 'Sanitas' della società più famosa al mondo, la parte che si occupa della riabilitazione della sezione calcio».

La fortuna però bisogna sapersela guadagnare. E Pernice, classe 1983, l’ha fatto nel migliore dei modi: «La mia carriera nello sport è iniziata con il tennis, al torneo dello Sporting da 100.000 dollari. Poi, tramite Pino Carnovale (storico preparatore fisico degli azzurri di Coppa davis, ndr), ho partecipato anche ad alcuni raduni azzurri. Quindi il basket, partendo dalla serie C a Collegno». Da lì in avanti, una escalation. Rinunciando a trasferirsi a Tirrenia presso il Centro Federale «perchè ho preferito proseguire gli studi: la formazione è fondamentale, se si vuole crescere». E quindi: laurea in Scienze Motorie, fisioterapia e osteopatia, <«vivendo nel frattempo la crescita del basket torinese prima con San Mauro e poi a Moncalieri, dopo la fusione che ha dato vita alla Pms». Fino alla promozione in serie A.

A quel punto, la svolta: «Appena prima del raduno con la squadra allora allenata da Bechi, riuscii a entrare al Master a numero chiuso di 'Fisioterapia Deportiva' del Real. Era un'opportunità enorme, non potevo rinunciarvi: lasciai Torino e mi tuffai in una nuova avventura». Pratica e tirocinio, studiando e lavorando con lo staff delle merengues. «Quando Alvaro Solano, capo dello staff fisioterapico di tutto il Real, mi propose un contratto, toccai il cielo con un dito». Un anno di Master e un altro di pratica, «senza mai andare in campo ma vivendo in pieno la magia del Real, dove le strutture sono le stesse sia per la prima squadra che per tutto il settore giovanile. La professionalità è la chiave di tutto, ognuno ha il suo ruolo e sa perfettamente cosa fare. Si lavora e si vive ai mille all’ora, avendo sotto mano gente che vale milioni: un’esperienza unica. Il giocatore più simpatico? Marcelo: sempre disponibile, allegro 365 giorni all’anno».

Dal 2017 al 2019, quindi, ricevendo in premio anche la trasferta a Kiev in occasione della finale di Champions 2018 vinta contro il Liverpool: «Io sono tifoso del Toro, mi sono goduto tutto dal primo all’ultimo secondo. Ogni tanto mi chiedevano se era vero che in città ci fossero più granata che bianconeri, la qual cosa mi faceva sorridere».

Poi, terminata l’esperienza madrilena, il ritorno a Torino per svolgere attività privata e fare da consulente ad atleti tipo Poeta, Mazzola, Baldi Rossi e Delfino. «Il mio rapporto con la Spagna però non si è interrotto, dal momento che ho iniziato a collaborare con la nazionale di calcio in qualità di terapista fasciale. In pratica, una tecnica preventiva che serve ad aumentare la mobilità e l’elasticità in tutto il corpo. Il futuro? Chissà».