Launch America: verso ritorno sulla Luna con prima donna che scenderà sul satellite

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ROMA – “Launch America”, dopo un decennio gli Stati Uniti tornano a mandare nello spazio degli astronauti. E lo fanno sulle ali, e sui razzi, di Elon Musk e della sua SpaceX.

Appuntamento per le 22.30 di mercoledì, ora italiana, destinazione la ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Per ora. L’obiettivo sono la Luna, dove poserà per la prima volta il piede una donna, e poi Marte.

Finisce, dopo l’abbandono degli Shuttle, la dipendenza degli Usa dalla Russia e dalle navette Soyuz per mandare astronauti in orbita. Finisce in una Cape Canaveral ancora più blindata del solito causa coronavirus.

Niente pubblico per il lancio che porterà Bob Behnken e Doug Hurley sulla Stazione Spaziale Internazionale. Ci saranno però il presidente Donald Trump e il suo vice Mike Pence. Ci saranno perché l’atmosfera al Kennedy Space Center è quella delle occasioni storiche, delle date che saranno ricordate.

Da giovedì scorso è posizionato sul “launch pad” 39A, lo stesso dal quale decollarono Armstrong, Aldrin e Collins nel 1969 verso la Luna, il Falcon 9 di SpaceX. Era dal 2011 che da lì non decollava un essere umano, da quando per l’ultima volta uno Shuttle atterrò planando sulla pista di Cape Canaveral.

L’America torna indipendente per il volo e lo fa aprendo una strada nuova, quella dei privati. Si è cominciato con la spedizione dei rifornimenti in orbita, dei satelliti e ora tocca agli astronauti.

Domani sarà, forse, la volta dei turisti spaziali ma l’obiettivo è più ambizioso: la Luna, possibilmente per restarci, e poi Marte. Per diventare, come dice Musk: “una specie multiplanetaria”.

Il primo step sarà tornare sul nostro satellite e far allunare la prima donna, secondo i piani già nel 2024. Il programma che prende il nome di Artemis, sorella di Apollo, non culminerà con l’allunaggio, ma proseguirà per costruire un insediamento più o meno permanente.

Primo e indispensabile passo per pensare al Pianeta Rosso. Una colonia lunare servirà infatti per mettere a punto le tecnologie necessarie a sopravvivere per mesi a milioni di chilometri di distanza. Ma facendolo vicino casa, a soli due o tre giorni di viaggio dalla Terra.

L’obiettivo dichiarato durante l’amministrazione Obama, dallo stesso presidente, è la decade del 2030. Nel frattempo, Elon Musk sta già costruendo il razzo per andarci, si chiama Starship e attende a breve il suo volo inaugurale.

In attesa di quel momento, il prossimo luglio partiranno verso il Pianeta Rosso tre missioni robotiche (dovevano essere quattro, ma Exomars 2020 dell’Agenzia spaziale europea è stata posticipata di due anni, anche ma non solo a causa del Coronavirus): Mars 2020 della Nasa, Hope degli Emirati Arabi e la cinese Tianwen 1.