Under 18 al parco, piazza, bar, spiaggia…Ovunque ma non a scuola. L’Italia pavida

by

ROMA – Under 18 nella fase due o tre o quel che sia dell’epidemia da coronavirus.

Under 18 come da Decreti, disposizioni, scelte di governo nazionale e di autorità regionali o cittadine liberi ed autorizzati ad andare e frequentare un sacco di luoghi.

Il bar, under 18 possono andare e stare al bar. Purché non ammassati, purché distanziati, purché non facciano mucchio…Autorità tutte dicono possono andare al bar.

Al bar e anche in piazza e a passeggio. Liberi e autorizzati alla birra o al gelato. Con prudenza, rispettando regole, ma birra e gelato e passeggio sono autorizzati.

Under 18 possono andare anche in spiaggia al mare o al lago o a passeggiare in montagna. E anche al ristorante se gli va.

Under 18 possono andare al parco pubblico e anche al campetto per correre. E anche in piscina o in palestra.

Under 18 possono nella fase due o tre che sia andare ovunque. Con opportune misure di limitazione del rischio possono andare ed essere ovunque.

Ovunque si accetta (lo accettano governo, governatori, sindaci, famiglie, pubblica opinione) che la libertà di birra, chiacchiera, incontro, gelato, passeggiata, corsa, spiaggia, lago, muretto e piazzetta valga il rischio, minimo, di un contagio.

Per la birra, il gelato, la corsa, il sole e tanto altro vale la pena rischiare (per tacere delle feste in case private ripartite alla grande).

Solo per una attività non si accetta il rischio anche minimo: under 18 dovunque, tranne che a scuola.

Autorità e famiglie italiane neanche ci hanno provato a tenere in qualche modo aperte le scuole e poi a trattare le scuole con la stessa misura e cura dei bar o ristoranti.

A scuola, in classe con la stessa prudenza e protocollo che si usa per i pub? Non se ne è mai parlato.

A scuola all’aperto dove questo è possibile? Mai preso in esame.

A scuola in fila e a turno come si è protocollato per le spiagge? Mai studiato.

Scuole restano chiuse tutte e sempre in fase due o tre o quel che sia.

In tutti, tutti, gli altri paesi ci hanno provato e ci provano a tener aperti brandelli, pezzi, elementi di scuola. Noi in Italia no.

Qual è mai la differenza nella possibilità di contrarre o diffondere infezione tra un bambino o adolescente che gioca al parco o al bar si fa una birra con lo stesso bambino o adolescente a lezione a scuola in una classe con numeri ridotto di alunni, distanze rispettate, mani sanificate, mascherina? Non c’è, la differenza non c’è. E, ci fosse, sarebbe a vantaggio della lezione in classe. Ogni piazza, spiaggia, bar, lungo mare o lungo fiume in cui gli under 18 italiani si ritrovano liberi e autorizzati è potenzialmente più soggetta a ipotetico contagio di quanto non sia una scuola riaperta a impatto ridotto e sotto controllo.

Ma una differenza c’è, di altro tipo ma c’è. A far la differenza è l’Italia pavida, l’Italia della pavidità istituzionale. Le scuole sono rimaste chiuse e restano chiuse anche quando tutto il resto riapre perché…chi si prende la responsabilità?

Chi si prende la responsabilità se succede qualcosa a scuola? Il dirigente scolastico allontana da sé l’amaro calice, il Provveditorato fa altrettanto, il Ministero pure. Si fa finta e ci si fa schermo del chiedere ai Comitati Tecnico Scientifici, si domanda: scuola riaperta comporta un qualche rischio? La risposta è ovviamente sì.

Come sì è stata la risposta alla domanda se riaprire bar ristoranti e spiagge comportasse qualche rischio. Ma del rischio a scuola nessuno si prende la responsabilità. La scuola chiusa non riapre per scarico e incapacità di assumersi la responsabilità.

Se continua con lo stesso metro in caso di presenza o recrudescenza del virus a settembre e in autunno/inverno, che fanno, aboliscono scuola per un biennio/triennio?

Ma nessuno muove un dito o fa un fiato. Gli alunni, gli studenti non votano e non lavorano. Quindi per definizione non sono destinatari di attenzioni o sussidi. I sindacati della scuola si occupano e preoccupano di salari, condizioni di lavoro e salute dei prof. Nessuno si occupa o sta dalla parte degli alunni.

Tanto meno le famiglie che hanno fatto un fiato solo per fieramente lamentare fosse chiuso il parcheggio per bimbi e ragazzi, cioè la scuola.

Under 18 ovunque tranne che a scuola, tanto scuola non fa Pil. Sbagliato, scuola fa Pil eccome. Ma né i governi e i partiti e le istituzioni, tanto meno le famiglie e i genitori lo capiscono. L’Italia pavida nell’assumersi la responsabilità della formazione scolastica di una generazione (di questo alla fine si tratta) giudica poca o nulla cosa mezzo anno scolastico e forse più cancellato.

Si recita appunto la recita scolastica dell’esame di maturità. Da decenni ormai solo rito senza contenuto, da decenni l’insormontabile e difficilissimo esame viene superato solo da circa il 98 e passa per cento degli esaminandi. Ma l’anno scolastico amputato non ha cittadini che chiedano recuperi, gli studenti non hanno sindacati che trattino il quantum di didattica da reimmettere nel sistema.

L’anno scolastico amputato sembra ai più non sia poi questa gran perdita, anzi che perdita è? Un paese che sancisce per i suoi bambini e adolescenti che un gelato o una birra valgono bene un rischio minimo, ma una lezione no, quel rischio non lo vale è un paese che ha già deciso e scelto gran parte del suo piccolo futuro.