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"Virus indebolito? No, cova sotto la brace"

Il virologo: "Fiducioso sulla riapertura delle Regioni, ma rispettare le regole"

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Siamo agli sgoccioli. E abbiamo capito che la lettura dei dati non è così semplice come sembra. A darci una mano per capire quante possibilità abbia la Lombardia di poter aprire i confini regionali è il virologo Carlo Federico Perno, direttore del dipartimento di Microbiologia all'ospedale Niguarda di Milano.

Secondo lei la Lombardia riaprirà o dovrà aspettare un po' di più rispetto alle altre Regioni?

«Dal punto di vista sanitario, il trend è così netto che mi fa essere fiducioso. Ma devono essere chiare certe condizioni».

Immagino si riferisca alle regole.

«Certo, e non mi stancherò mai di ripeterlo perché non tutti sembrano capire. Dobbiamo stare a distanza, lavare spesso le mani e indossare la mascherina».

Altrimenti?

«Altrimenti, anche se i dati sono positivi, il virus tornerà. Sia chiaro che non ce ne siamo liberati. Lei si intende di grigliate e brace?».

Abbastanza. In questa quarantena ci siamo specializzati un po' tutti in grigliate...

«Ecco. Presente quando il fuoco non c'è più e la brace sembra assopita? Poi basta metterci sopra un po' di carta per veder ripartire le fiamme. Il virus è in questa condizione. Quindi, fuor di metafora, faccio fatica a dire che non ci siano le condizioni per ripartire ma l'eventuale apertura dei confini regionali non va considerata un liberi tutti».

Il decreto del 3 giugno arriverà quando i dati dei contagi di questi giorni non si sono ancora manifestati. Può essere un problema?

«Siamo di fronte a una vera discrasia temporale. I dati più interessanti, frutto degli assembramenti dei giorni scorsi, arriveranno dopo le decisioni del governo, a cominciare dal fine settimana successivo al giorno del decreto sulla mobilità tra Regioni. Ragionevolmente non dovremmo rivedere i picchi della Fase uno».

Ma?

«Ma immaginiamo che il virus sia in una specie di gabbia. È un animale che si dibatte. Per ora lo teniamo sotto controllo ma se continua a dimenarsi, prima o poi ce la farà a liberarsi. Non dobbiamo aiutarlo».

Con le metafore tiene testa al suo collega Burioni.

«Insegno da tanti anni, è il modo migliore per far capire concetti che, spiegati in termini scientifici, risulterebbero molto complicati».

Lei ha a che fare con i giovani. Cosa pensa della movida sfrenata dei giorni scorsi?

«Posso capire un fine settimana di entusiasmo post reclusione. Ma due week end così sono del tutto intollerabili. A Milano il sindaco Sala fa bene a limitare gli assembramenti».

Rischiamo un nuovo lockdown?

«Lo vorremmo proprio evitare. Ma rendiamoci conto che l'infezione non è passata».

Alcuni suoi colleghi sostengono però che il virus si sia indebolito, cioè che non abbia più la forza di contagiare come qualche settimana fa. È vero?

«In laboratorio all'ospedale Niguarda io e la mia squadra abbiamo appena terminato un lavoro su 400 sequenze del virus. E posso concludere che non ci sia alcuna evidenza scientifica di un indebolimento. Tuttavia la malattia si è alleggerita, questo si. Ma è accaduto perché abbiamo migliorato la nostra capacità di individuare e diagnosticare i nuovi casi. Inoltre non c'è più quell'effetto a cascata che ci ha travolto nei mesi scorsi. I trattamenti iniziano prima, quando il quadro non si è ancora aggravato».

Non ci sono certezze nemmeno sulla reazione del virus al caldo?

«Al momento no ma possiamo ipotizzare che il Covid, come tutti gli altri virus, dopo una certa fase lasci il posto a una versione più leggera dell'infezione».