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Basket, l’allenamento arriva “a domicilio”: “Seduti sul divano non si diventa campioni”

L’idea è di Carlo Finetti e Iacopo Squarcina, i due assistenti di Paolo Galbiati all’Edilnol

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Le settimane del Coronavirus hanno reso una necessità, più che una moda, le consegne a domicilio. Ma sembrava impossibile immaginarne un’applicazione per il mondo dello sport. Invece, con le palestre ancora chiuse e con gli spazi all’aperto raggiungibili, ma con precauzioni e limitazioni, ecco l’idea del tutto nuova: portare gli allenamenti a casa, o almeno il più vicino possibile. Ad averla è stato Carlo Finetti, secondo assistente dell’Edilnol in A2, e padre del progetto «Delivery basketball», che ha preso il via in questi giorni e che prevede allenamenti individuali per giocatori professionisti, o giovani che aspirano a diventarlo, a casa loro, di persona appena cadranno i divieti di spostamenti interregionali oppure via video. Non basta: il suo vicino di posto in panchina Iacopo Squarcina è pronto a partire con qualcosa di molto simile a Torino, da componente dello staff del «Summerball workout». Il principio ispiratore è il medesimo: «La cosiddetta off-season è in realtà il momento che conta di più in tutto l’anno - dice Finetti - e ce lo insegnano negli Stati Uniti, dove le palestre non chiudono mai per ferie». Aggiunge Squarcina: «Nessuno può pretendere di tornare in campo più forte se passa l’intera estate non facendo nulla». Entrambi arrivano da una stagione in cui il lavoro individuale con i giocatori era pane quotidiano, con decine di palloni raccolti e passati a Bortolani, Barbante e al resto della giovane banda rossoblù per mandare a memoria le meccaniche di tiro. «Questo tipo di allenamento - aggiunge Finetti - mi è sempre piaciuto molto. Ho messo in questo progetto due anni e mezzo di appunti e di esperienza». La «consegna a domicilio» delle sedute con palla e canestro è già cominciata, nel suo caso: giusto ieri la mattinata è stata piena, tra sedute via Zoom (anche con Lodovico Deangeli e Matteo Pollone) e un po’ di lavoro all’aperto con un giocatore toscano, in uno dei campetti della zona di Siena, la città natale del secondo assistente di Galbiati, con mascherina sul viso e gel detergente a portata di mano. Ma l’agenda per l’estate è già piena: appena cadranno le limitazioni ai viaggi interregionali, sono già previste una settimana nelle Marche (con Simone Barbante), una o due nel Lazio, una in Veneto e forse una in Lombardia, con Donzelli. «Al lavoro insieme di una settimana - racconta Finetti - seguiranno le dispense video e cartacee, per proseguire con lo stesso metodo, e le analisi video, personalizzate sul giocatore interessato o sui movimenti di cestisti di alto livello». Anche i primi passi del progetto di Squarcina saranno a domicilio: «Ci alleneremo in un paio di campi che avremo a disposizione a Torino - spiega - non appena sarà possibile frequentarli. Per ora inizieremo a casa di ogni singolo giocatore. Ho già cominciato con Tommaso Baldasso, il piemontese della Virtus Roma». Il numero di interessati sembra contraddire il luogo comune sugli italiano poco abituati a questo tipo di lavoro: «Negli Usa è normale - dicono i due coach -. Di certo nessuno è diventato un fuoriclasse restando seduto sul divano».