Studenti, specializzandi e giovani medici danno le “spalle” al Parlamento: “4.200 contratti in più non bastano. Serve aumento sostanziale e programmatico delle borse di specializzazione”

L’aumento di 4.200 contratti formativi previsti nel Decreto rilancio per il 2020 è giudicato insufficiente perché non offre una concreta soluzione all'imbuto formativo e alla carenza di Medici Specialisti, lasciando invariato il rapporto borse/candidati rispetto a quanto previsto per il 2019. Serve un incremento dei posti strutturale o più di 10mila specializzandi rischiano di rimanere “camici grigi”. Questa mattina a Roma sit in davanti a Montecitorio, ma rigorosamente dando le spalle al palazzo della Camera, promosso da moltissime associazioni che chiedono una soluzione definitiva per la questione specializzazioni

di Ester Maragò
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- C’è uno spettro che si aggira tra i giovani camici bianchi: è l’imbuto formativo. Una strettoia che limita l’accesso alla tanta agognata specializzazione, che lascia in stand by un esercito di laureati che puntano ad entrare nel servizio sanitario pubblico: secondo alcune stime, 11.500 “camici grigi”. E proprio un camice grigio, appeso ad una stampella, è stato oggi a Piazza Montecitorio il testimonial muto della protesta degli studenti in Medicina, neolaureati e specializzandi, che chiedono al Governo garanzie precise in merito all'aumento dei posti di specializzazione. Non un “una tantum” per placare gli animi, ma una crescita stabile da qui ai prossimi anni. Per far uscire dalla zona grigia i tanti laureati, ma anche per ridare fiato a un Ssn che con il raggiungimento della gobba pensionistica si troverà sempre più svuotato.
 
Un cartello di 11 sigle in rappresentanza delle tante anime dei giovani medici (Aisas Associazione Italiana Specializzandi/Specialisti Area Sanità - Als Fattore 2a Associazione Liberi Specializzandi - Anaao Giovani - Federspecializzandi - Gmas Giovani Medici Anti-Sfruttamento - Giovani Medici per l’Italia - Primavera degli studenti - Siamo Futuro Italia - Vento di cambiamento Fenix - Udu Unione degli universitari - Dipartimento Medico alle quali si sono uniti Fp Cgil e Udu) ha quindi voluto denunciare, oggi, la scarsa attenzione nel Decreto Rilancio alle loro istanze. La promessa di un aumento di 4.200 contratti formativi deve trasformarsi in atti concreti e non solo per il 2020. Perché se anche il piatto si fa più ricco, non riuscirà comunque scacciare il fantasma dell’imbuto formativo.

#DistanziatiMaUniti è stato l’hashtag di oggi. “Stanchi e stufi delle promesse” lo slogan delle 11 Associazioni. Accanto a studenti e giovani medici, tutti rigorosamente con la mascherina e distanziati, molti parlamentari che nei giorni scorsi hanno sostenuto la protesta: da Carlo Calenda leader di Azione a una folta rappresentanza del Pd (Paola Boldrini, Elena Carnevali, Beatrice Lorenzin e Paolo Siani); dai pentastellati Giulia Grillo ex ministro della Salute e Manuel Tuzi, deputato medico, a Davide Faraone e Vito De Filippo di Italia Viva. E poi ancora Paolo Russo, deputato e oculista di Forza Italia e l’azzurra Maria Stella Gelmini, peraltro fortemente contestata dai giovani camici bianchi, insieme al giovane deputato della Lega Luca Toccalini.

Rappresentanti del Parlamento, solo per citarne alcuni, che i giovani camici bianchi hanno ringraziato per la loro “presenza fuori dal Palazzo”, invitandoli a far valere le “nostre ragioni anche dentro il Palazzo”.
 
“È arrivato il momento di attuare un profondo cambiamento – ha spiegato a Quotidiano Sanità, Pierino Di Silverio, responsabile nazionale Anaao Giovani – va modificato il sistema post laurea e il sistema della formazione. Serve un incremento sostanziale e strutturale delle borse di specialità. Bisogna smettere di considerare i medici degli eroi sulla carta ma martiri nella sostanza. Chiediamo, quindi, non un aumento ‘una tantum’ dei posti di specializzazione, una pietra nel grande oceano dell’imbuto formativo che crea soltanto disoccupati di lusso, ma una programmazione da oggi ai prossimi anni. È anche arrivato il momento di cominciare a considerare i medici specializzandi dei veri e propri medici. Bisogna quindi fornire loro tutte le tutele di un contratto, salvaguardando la loro funzione e il loro ruolo nel Ssn. Il Governo non deve dimenticare che far laureare sempre più medici senza investire sul post laurea creerà solo più disoccupati e sempre meno medici specializzati, che magari andranno poi a lavorare all’estero, dove ricevono maggiori garanzie di stabilità".
 
Per i giovani medici la protesta è stata un successo: “L’avevamo detto e l’abbiamo fatto - hanno commentato le associazioni dei camici bianchi - abbiamo portato in piazza Montecitorio il numero massimo di persone consentite dalla Questura. Insieme ai colleghi abbiamo manifestato per difendere il futuro del Servizio Sanitario Nazionale, contro l’inadeguato numero di contratti di formazione specialistica e per chiedere una vera riforma dell’iter formativo previsto dalla legge 368 del 1999. A muoverci oggi sono la rabbia e l’esasperazione nei confronti di un sistema che ci imprigiona nell’imbuto formativo, condizione condivisa da ben 39 rappresentanti delle forze politiche di ogni colore, che sono scesi in piazza per ascoltare dalla nostra voce le ragioni della protesta, chiedendo un filo diretto per sostenerla”.
 
Ma, avvertono, la mobilitazione non termina qui. Come promesso nei giorni scorsi, la tappa di Roma è stata solo l’inizio: “Le mobilitazioni si sposteranno da Montecitorio, dove abbiamo fatto richiesta dell’aumento delle borse statali, ad ogni consiglio regionale per chiedere l’aumento delle borse regionali. Nel frattempo partiranno tavoli di confronto con i rappresentanti dei partiti politici per ragionare sul miglior futuro da garantire ai medici. Non arretreremo di un millimetro finchè le belle promesse cui siamo abituati non diventeranno fatti reali e concreti nel breve termine. Qualora non fosse così, siamo pronti ad inasprire la protesta. Abbiamo diritto ad una formazione, ma che sia di qualità. Per il nostro futuro e per quello della sanità del nostro Paese”.
 
Ester Maragò