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Charli XCX

How I'm Feeling Now

by
2020 (Atlantic / Asylum) | electropop, pc-music, trance

Sono stati tempi duri per i musicisti di tutto il mondo, che in tempi di pandemia e isolamento forzato si sono visti costretti a posporre le pubblicazioni di mesi e mesi, hanno osservato svaporare tutte le possibilità di guadagno e hanno dovuto ricorrere a vie parallele per mantenere vivo l'interesse. Eppure, anche in una contingenza mondiale così complessa c'è chi coglie l'occasione per mettersi all'opera e dare la sua versione dei fatti in merito all'attuale segregazione da coronavirus. Una stakanovista par excellence come Charli XCX non poteva non rispondere alla chiamata. E come da previsione, il metodo prescelto non poteva che rispecchiarne la natura fieramente sui generis.
Annunciato lo scorso 6 aprile nel mentre di una chiamata su Zoom con i fan, “How I'm Feeling Now” è un album nato, sviluppato e prodotto nell'arco delle sei settimane che hanno portato alla sua pubblicazione il 15 maggio, realizzato nell'isolamento della sua abitazione e prodotto con i mezzi a sua disposizione. L'approccio creativo però, a differenza di quanto riscontrato in operazioni analoghe, si è dischiuso a molteplici contributi esterni, soprattutto allo scambio di idee con il suo pubblico, ora più che mai un punto centrale della sua personalità. Una sfida contro il tempo, ma soprattutto contro se stessa e la sua tenacia mentale: a giudicare dagli esiti, la scommessa ha ampiamente ripagato la decisione.

Non che Charli XCX sia nuova a ritmi di lavoro supersonici e uscite in rapida successione, eppure mai come adesso si ha l'impressione che tale metodo operativo sia stato un valore aggiunto, il tassello necessario a mettere in ordine un intero universo di idee. Sì, mettere in ordine: se di idee, anche di notevole interesse, è costellata tutta la carriera di Aitchison, è solo qui che compongono un album compatto dall'inizio alla fine, che si esprimono senza gigioneggiare troppo o disperdere il proprio contenuto. Probabilmente condizionata dalle costrizioni di spazio (imposte) e tempo (autoimposte), l'autrice amplifica a dismisura la sensazione di disagio associata all'isolamento, i costanti mutamenti di umore, ma anche un profondo senso di comunità e amore, riverberato da alcuni dei passaggi più intimi della sua carriera. Ne deriva un progetto che, finalmente, riesce a conciliare l'insaziabile appetito futuristico di Charli (sempre più consapevole e matura nel dominare i nuovi linguaggi electro/pc-music) con una scrittura compatta, agile, melodica quanto serve ma sempre cosciente della giusta sfumatura emotiva, del guizzo con cui complimentare i semplici spunti lirici forniti dai brani.

Quasi il negativo dell'euforia da party che animava gran parte di “Charli”, il nuovo album si avvale della consueta collaborazione di A.G. Cook, di BJ Burton (la mano che ha curato la produzione di “Double Negative”) e Dylan Brady dei chiacchieratissimi 100 Gecs, ed escogita un letto di spunti nervosi, ansiogeni, chiaramente imparentati al sound iperrealista di casa PC ma come avvolti da una cappa industriale, da direttrici trance che ne spingono gli esiti a sviluppi parossistici.
Di certo singoli come “Forever” (sciabordate di synth e filtri vocali à-la Grimes a interpolarsi in una delle più candide confessioni di Aitchison) o “Claws” (rap sgranato su lucidissime superfici glitch) danno l'idea della natura dicotomica del progetto, di esplosioni di gioia e affetto legate a doppio filo a violente scariche di ansia, di un'incertezza che sembra ricoprire tutto. In questo senso un album come questo riflette il presente con la forza di uno specchio, tramuta pensieri anche banali (“Party 4 U” il caso più eclatante) in grida universali, pronte a deflagrare con tutto il loro bagaglio di opposti, di desideri tanto elementari quanto vitali.

Spigliati motivetti pop (“Detonate”, un pezzo che la avvicina al tocco minimal di Hannah Diamond) e improvvisi stacchi goth (“Enemy”, quasi un rispolvero in salsa bass del sound degli esordi) riescono a coesistere con ipercinetiche aperture trance-core (“Anthems”) e mini-suite che paventano soluzioni progressive (“C2.0”): un potere creativo esaltato dalla totale assenza di featuring e da una concisione che non spreca nemmeno un secondo dell'album.
Ci ha messo anni, ma alla fine il talento di Charlotte Aitchison ha saputo mettersi in regola e applicarsi con criterio allo sviluppo di un album. Spiace che si sia dovuti passare da una pandemia e dall'isolamento, ma “How I'm Feeling You” finalmente consegna un album che risponde all'ambizione riposta.

(27/05/2020)

Tracklist

  1. Pink Diamond
  2. Forever
  3. Claws
  4. 7 Years
  5. Detonate
  6. Enemy
  7. I Finally Understand
  8. C2.0
  9. Party 4 U
  10. Anthems
  11. Visions