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Papa Francesco silura fratel Enzo Bianchi, il fondatore super progressista della Comunità di Bose

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Città del Vaticano – La prima ispezione vaticana era arrivata alla fine del 2014. Poi ce ne era stata un'altra stabilita l'anno scorso dal Vaticano. Infine la decisione presa da Papa Francesco di allontanare dalla Comunità di Bose il suo fondatore, padre Enzo Bianchi, un teologo considerato quasi eretico dalle frange più conservatrici della Chiesa per le sue posizioni aperturiste su tanti temi legati alla morale, ma una vera icona per la parte più liberal dei cattolici, editorialista di punta del quotidiano La Repubblica, amico personale di Eugenio Scalfari e di tantissimi intellettuali, autore super gettonato di libri di teologia e storia del cristianesimo, uomo di punta dell'ecumenismo mondiale.

Papa Francesco riprende l'Angelus affacciato dalla finestra con i fedeli in piazza (distanziati)

All'origine di questo terremoto iniziato alcuni anni fa nella Comunità di Bose – una realtà religiosa fondata alla metà degli anni Sessanta e ispirata alle dinamiche delle prime comunità cristiane – ci sarebbe il carattere accentratore e forse un po' dispotico di Fratel Enzo, almeno secondo quanto hanno ricostruito i tre visitatori apostolici che hanno lavorato per quasi un anno a Bose, in Piemonte, al fine di fare luce sulle dinamiche conflittuali interne che hanno trasformato questa realtà in un groviglio di cordate, correnti.

Fratelli coltelli. Ad accrescere le tensioni era stato l'avvicendamento naturale, dovuto all'età del fondatore, avvenuto nel 2017. Al posto di Enzo Bianchi era stato designato un monaco, fratel Luciano Manicardi. Il ricambio generazionale deve avere acuito le tensioni che riguardano anche una visione gestionale della Comunità, nel frattempo cresciuta e divenuta solida anche dal punto di vista economico per i lasciti che in questi anni avrebbe raccolto.

Il Papa ha ascoltato i tre visitatori apostolici (padre Amedeo Cencini, la badessa Anne Decheve e padre Guillermo Arboleda Tamayo) e ha fatto comunicare, per il tramite del cardinale Pietro Parolin, l'allontanamento di padre Bianchi dalla sua comunità per fare in modo che il clima interno riprenda una dinamica meno conflittuale.

Allo stesso modo i 'fedelissimi' di padre Enzo Bianchi decadono dalle cariche e verranno scelte altre persone per continuare a guidare la struttura monastiche che riproduce il modo di vivere del cristianesimo delle origini. Padre Bianchi che solitamente è sempre disponibile con la stampa e molto attivo sul fronte della comunicazione stavolta ha scelto la via del silenzio, affidando ad un tweet sibillino sul suo profilo, l'amarezza «Quando giunge il fallimento, la sconfitta, non rinunciare amai alla verità, perché anche nella umiliazione la verità va glorificata, solo se ferisce la carità la verità può essere celata e maledetto sia colui per il quale la verità va detta senza pensare alla carità fraterna».

Con chi ce l'avesse non è dato sapere. In ogni caso colpisce la parabola di una figura religiosa di riferimento per l'area cattolica progressista visto che il nome di Enzo Bianchi era persino circolato con grande insistenza, secondo tanti rumours interni, come un candidato al cardinalato - nonostante non sia mai stato ordinato - alla vigilia del primo concistoro fatto da Papa Francesco nel febbraio del 2014. Poi qualcosa deve essere andato storto.