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Basket, l’Olimpia Milano prende Davide Moretti, giovane fenomeno cresciuto negli Usa

Ventidue anni, figlio d’arte, giocava nel campionato Ncaa con la Texas Tech

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Ricominciare dall’Europa per provare poi, in un momento ics che adesso non sembra vicino, a tornare negli Usa per convincere la Nba, dopo aver vinto la scommessa nel mondo universitario della Ncaa.

Davide Moretti, 22 anni, figlio d’arte – suo padre Paolo è stato azzurro e giocatore d’alto livello in serie A prima di diventare allenatore – ha dunque scelto il percorso per il suo immediato futuro: sarà a Milano, all’Armani di Ettore Messina, che fu già coach del papà ai tempi della Virtus Bologna. La decisione è logica e non sorprende, vista la chance che gli offre l’Olimpia. Ma d’altro canto un po’ colpisce: ci si aspettava che chiudesse il ciclo quadriennale alla Texas Tech University di Lubbock, anche per un banale orgoglio cestistico visto che nel 2018 aveva mancato d’un soffio la qualificazione alle Final Four e nel 2019 era arrivato addirittura alla finalissima, perdendola però ad opera di Virginia, dove c’era Francesco Badocchi, che gli ha soffiato dunque la palma di primo italiano campione nella Ncaa.

La cesura imposta dal coronavirus al torneo universitario (è capitata proprio nell’imminenza della «march madness», la serie senza respiro di incontri che devono eleggere le quattro candidate al titolo) e la chance di Milano hanno impresso una svolta a pensieri e programmi.

Tornare in Europa, infatti, non era in agenda né dopo il 2018 né dopo il 2019: «Ci dovrebbe essere un’offerta esaltante, per convincermi». Evidentemente ora c’è, legata anche alla presenza di un coach come Messina. Sarà lui a lavorare sul talento di questo ragazzo di 22 anni, flessibile nel ruolo di play e di guardia («Li ho provati entrambi»), dotato di vérve nel manovrare la palla e nel gestire le entrate a canestro ma anche di pericolosità offensiva dalla distanza. Moretti porta in dote una media di 13 punti a partita nell’ultima stagione, con il ricordo dei 17 nella finale di un anno fa: a momenti era lui a trascinare i Red Raiders al trionfo e nel campionato Ncaa rimarrà, fino a nuove apparizioni, il miglior italiano visto all’opera.

Questo adesso viene tutto congelato, in attesa di un futuro sviluppo nella Nba, e si riprende il filo del Moretti che debuttò in serie A a Pistoia sotto la guida del padre e che poi disputò due ottime stagioni in A2 a Treviso. E ci sarà anche il discorso con la Nazionale, già avviato a livello di selezioni giovanili con tanto di bronzo all’Europeo Under 18 del 2016. Ma l’America non uscirà dai suoi radar, vuoi per i ricordi dell’ambiente universitario («Ho vissuto dentro una realtà che in Italia nemmeno immaginiamo: le strutture, il campus, il rigore dell’insegnamento. Tutto favoloso. E poi scopri l’amore e la dedizione che ci sono per le squadre che rappresentano l’ateneo: vedi migliaia di giovani che vanno a tifare per loro coetanei, è una sensazione bellissima») vuoi per quel grande passo che quasi sicuramente è solo rimandato rispetto alla prospettiva di finirci quanto prima.

Diceva a suo tempo: «Non posso negarlo: sto lavorando per questo. Ho sacrificato e sacrificherò tante cose, dalla famiglia agli amici, ma ne vale la pena». In questa prospettiva aveva lavorato anche sul fisico, un po’ troppo gracile all’ingresso nella Ncaa: «Quando sono arrivato a Texas Tech – sono sue parole - arrivavo a malapena a 70 chili. Però con il lavoro in palestra ne ho aggiunti una decina e il potenziamento del fisico non è ancora concluso. Sono curioso di capire quanto e come sono migliorato e di misurarmi con i salti di livello che mi attendono».

Il prossimo avrà per scenario i palasport dell’Eurolega e della nostra serie A: di sicuro quello di Davide è un nome importante che si aggiunge alla realtà italiana, bisognosa di personaggi «indigeni» di un certo spessore per riprendere quota. Se Moretti porterà a termine la sua missione potrà poi decidere se rimettersi o meno in discussione al di là dell’Atlantico. Il sospetto è che sarà tentato di farlo, perché la confessione di un anno fa era chiara: «Il bersaglio finale è proprio quello che immaginate».