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Il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi

Tutto ok alle messe domenicali ma alla Comunione in bocca alcuni non rinunciano

MACERATA - Monsignor Marconi stila il bilancio del primo weekend di riapertura delle celebrazioni. Nonostante le norme lo vietino alcuni hanno preteso il sacramento in bocca: «Non rappresentano per nulla il sentire della quasi totalità del clero e dei fedeli»

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Primo weekend con le messe di nuovo in presenza, primo bilancio nella Diocesi di Macerata sulle misure anti contagio. A farlo il vescovo Nazzareno Marconi dopo la videoconferenza stamattina con il Consiglio presbiteriale diocesano, che raccoglie 20 sacerdoti coordinatori delle unità pastorali in cui è organizzata la Diocesi e permette un monitoraggio frequente della vita di tutte le parrocchie.

Il Vescovo ha potuto verificare così «che in tutte le celebrazioni si è rispettato il numero massimo di partecipanti, con una media di un 10% di posti rimasti liberi ovunque, rispetto al numero disponibile secondo le norme – dice la Diocesi -. Tutto è stato organizzato con ordine ed impegno, e i tanti volontari coinvolti hanno mostrato che la nostra Chiesa diocesana può contare su un laicato impegnato, serio e responsabile. Bella anche la collaborazione offerta da gruppi della Protezione civile e da Confraternite».

Una Fase 2 partita bene insomma, «a parte la forzatura ostentata di alcuni singoli che in una parrocchia hanno chiesto e ricevuto la Comunione in bocca. Si tratta del risultato della polemica di alcuni singoli e di uno o due preti nei confronti della linea indicata dalla Cei e dal Governo, che però non rappresentano per nulla il sentire della quasi totalità del clero e dei fedeli della nostra diocesi – specifica il vescovo -. Anche gruppi cosiddetti “tradizionalisti” presenti in diocesi come in tutta Italia, hanno da noi mostrato maturità e senso di Chiesa degno di plauso. Una piccola “prima prova di maturità ecclesiale” abbondantemente superata».