L'omaggio di Giorgio Armani ai nostri medici è impeccabile

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NurPhoto via Getty Images

L’ immagine è quella che ci accoglie, perché ha accompagnato i giorni della nostra paura. E’ il quadro del muro di via Broletto, quello storico di Armani, la sua parete da sempre. Non è così bella (non me ne voglia il suo pittore) ma è talmente intensa, perché siamo ancora noi quelli che soffrono, che hanno bisogno di affetto e tanta cura.

E’ commovente Franco Rivolli in quella sua immagine disegnata simbolo, così precisa. L’Italia è in braccio. Sono i giorni del nostro cuore frammentato, dello spirito smarrito dagli istanti scanditi dal dolore solitario della pandemia.

Giorgio Armani l’ha ripresa così, con la semplicità ferita di chi è nato, cresciuto, vissuto in quel centro di Milano: “per ripartire in sicurezza abbiamo bisogno di lei …” e di firmare e fermare la tenerezza di quello sguardo. Armani ha fatto del suo sguardo straordinario del gusto la sua storia personale e il gesto è stato il suo impegno impeccabile, per una pagina triste del nostro tempo.

E lo ha fatto per primo, in quella cupa domenica 23 marzo, l’ultimo dei giorni milanesi modaioli, il cui cielo grigio ha provato a ridefinire dall’alba perché:” non si può fare”…rimandando noi tutti a casa, orfani dei nostri posti da sfilata. L’ archetipo è femminile, sostiene l’Italia. E’ una donna che sa che il seme della ricostruzione sta nel potere di chi accoglie per sostenere, con ambizione, intelligenza e sensibilità e non certo con il tratto deciso delle redini uguali  declinate al maschile, ma con le ali e le sembianze accorate per il mondo colpito.

La donna, che sa muoversi con eleganza senza accenno di sopraffazione, con andatura di delicata premura, con governo e gentilezza di modi, è l’impronta tenace che sa riflettere. Perché l’incedere non è mai armato, è combattivo e colorato, di sfumature amorevoli, ben più sofisticate. E’ l’abito giusto”, la condizione, e non solo per la moda, è metafora del passo della vita, un po’ come quel “taglio di sartoria” che rende tutti unici ma estremamente uguali per tessuto ed origini.

Il pensiero, ed è il solo che serve a ricominciare, non sta nella forza di chi ogni volta è paladino di una delle parti in causa, uomini o donne di quel calcato palcoscenico virtuale, gioco necessario e permesso per facili querelles, solo funzionali.

Le gocce interessanti sono i ritratti, i racconti che diventano moda, è quella l’unica passerella che ritorna a fare delle donne le prime protagoniste del gioco eterno degli abiti, un mondo che - erede del suo passato - conta, vive e si rigenera. Fotografia dopo fotografia, senza discipline di campagne fotografiche ad uso di copertine, alla ricerca di un significato sfrontato, o della provocazione lo strumento usuale che, suona, oramai, con il ritmo del consueto.

Il potere delle donne, non sta certo negli esclamativi, tantomeno nell’esercito che lo circonda. E’ in quella mascherina disegnata dalla cura attenta di chi sa cullare “il gusto del gesto”, prima di ogni strepito e sa quanto il silenzio, e l’adagio, la pausa, siano ancora lo spartito giusto per il terreno arduo, per ritornare all’allegria, al gioco eterno della bellezza che solleva l’animo a quell’inconfondibile brusio, colonna sonora perfetta dell’ altro defilé.