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Obbligazioni Hertz a rischio rimborso, fattore tempo decisivo

La bancarotta di Hertz può avere grossi contraccolpi sui creditori, obbligazionisti compresi. Vediamo la condizione finanziaria in cui versa la società di noleggio auto.

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Fino a poche settimane fa, alle obbligazioni Hertz veniva assegnato lo stesso rating di cui gode il governo americano, vale a dire la tripla “A”. Nel fine settimana scorso, il colosso delle auto a noleggio ha fatto richiesta di bancarotta allo stato del Delaware. Non ce l’ha fatta a superare i “lockdown” dettati dalla lotta al Covid-19. La domanda di noleggio di veicoli negli aeroporti è letteralmente svanita. Impossibile sostenere i costi. E così, lo scenario peggiore temuto si è concretizzato. La sottoposizione al Chapter 11 consente a Hertz di continuare ad operare, imponendole di studiare un piano per rimborsare i creditori.

Hertz lotta contro il fallimento, rendimenti dei bond oltre il 120%

In apparenza, i numeri sarebbero a favore di questi ultimi. Infatti, la società possiede assets stimati in 25,8 miliardi di dollari, a fronte di debiti per 24,4 miliardi. Dunque, il valore degli attivi patrimoniali supererebbe quello delle passività e, almeno in teoria, gli obbligazionisti potrebbero vedersi rimborsati per l’intero valore dell’investimento. In totale, Hertz ha obbligazioni garantite emesse per un controvalore di 13,4 miliardi, a cui si aggiungono 3,7 miliardi in altre obbligazioni e prestiti.

Meglio aspettare di più

La garanzia sottostante alla gran parte dei bond è data dalle auto, cioè il prodotto offerto alla clientela dalla società fallita. Il parco macchine è composto da 567.600 veicoli negli USA e da altri 204.000 nel resto del mondo, per un totale di oltre 770.000. Gli obbligazionisti verrebbero soddisfatti, una volta che tali auto verranno vendute sul mercato, grazie alla liquidità così ottenuta da Hertz. Il problema sarà il fattore tempo. Da un lato, sarebbe buona cosa per gli obbligazionisti essere rimborsati il prima possibile, dall’altro sarebbe bene che pazientassero un po’.

Il valore delle auto rischia di collassare, se Herzt si trovasse costretta a rivenderle tutte in pochi mesi. L’eccesso di offerta sarebbe tale da farne sprofondare i prezzi, con la conseguenza che il valore del patrimonio sopra indicato si ridimensionerebbe drasticamente e il pagamento dei debiti sarebbe necessariamente parziale. Oltre tutto, in questa fase non esiste domanda di auto nel mondo, anzi un po’ su tutti i mercati si assiste a un crollo verticale come forse mai si era visto prima in tempi di pace. Dunque, meglio attendere qualche mese in più, se non qualche anno, ma avere così buone probabilità di essere interamente soddisfatto.

Forse, proprio scontando il fattore tempo, le obbligazioni “callable” con scadenza ottobre 2024 e cedola 5,50% (ISIN: USU42804AP61) sono sprofondate a un prezzo di appena 13 centesimi. E questo, prima che Hertz dichiarasse formalmente bancarotta nei giorni scorsi. A questa quotazione, il rendimento sarebbe del 194%. Molto più alto il prezzo del bond in scadenza nell’ottobre 2021 ed emesso formalmente dalla sussidiaria olandese. Reca cedola del 4,125% ed è anch’esso un “callable”. A 72 centesimi rendeva il 33,50% al termine della scorsa settimana; tantissimo, ma molto meno anomalo del bond precedente. Sarà anche per il fatto che la bancarotta riguardi per il momento le sole attività americane. Anche il “callable” marzo 2023 e cedola 5,50% (ISIN: XS1790929217) quotava a circa 71 centesimi, offrendo un rendimento del 22%. E trattasi di un altro titolo emesso in Olanda.

giuseppe.timpone@investireoggi.it