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Serie A, trasmettere le partite in chiaro in tv è una missione (quasi) impossibile

La proposta del ministro Vincenzo Spadafora (trasmettere in diretta tv e in chiaro la diretta gol delle partite) ricalca l’ipotesi ventilata a marzo scorso. Oggi come allora non mancano motivi ostativi, a cominciare dalle norme della Legge Melandri. A rendere tutto più difficile c’è anche la tensione tra Lega Serie A e broadcaster.

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La trasmissione in chiaro delle partite di Serie A è l'argomento che il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, ha riportato in auge oggi che la ripresa del campionato sembra cosa possibile. Ne parlò anche a marzo scorso, in occasione delle gare disputate a porte chiuse, quando la diffusione dei contagi da Covid-19 non era esplosa ancora in maniera devastante. Juventus-Inter fu l'ultima sfida giocata e, considerata la portata del match, alimentò il dibattito sulla possibilità che fosse mandata in onda e fruibile anche per gli spettatori non abbonati alla tv satellitare.

La questione ruota intorno al cosiddetto "modello tedesco" anche per quanto riguarda la produzione televisiva, in particolare la "diretta in chiaro" degli incontri in calendario giornata per giornata. La motivazione fornita dal ministro è plausibile: ovvero, evitare assembramenti nei pressi dei bar o in altri ambienti chiusi. Ma è realizzabile? Vediamo quali sono le criticità e, soprattutto, le forti perplessità rispetto alla "disponibilità" al dialogo mostrata da Spadafora.

Il primo punto è l'ostacolo maggiore è rappresentato dalla Legge Melandri. Oggi come a marzo scorso, il discorso è sempre lo stesso: per effetto della normativa vigente, i contratti con Sky, Dazn e Img sono vincolanti e non vi è alcuna possibilità che le partite possano essere trasmesse in chiaro e in forma gratuita per tutti. Una soluzione ci sarebbe: dovrebbe essere lo stesso Governo a intervenire per decreto motivato da circostanze di particolare necessità e urgenza. Un atto che diverrebbe immediatamente esecutivo ma che dovrebbe essere convertito in legge dal Parlamento.

Le tensioni tra la Lega di Serie A e i broadcaster. I mancati pagamenti dell'ultima rata dei diritti televisivi relativi alla stagione in corso hanno provocato attriti tra le società di calcio e i broadcaster. Una situazione da muro contro muro e da battaglia legale: da un lato i club che non intendono rinunciare ai soldi che rivendicano per contratto (e non hanno alcuna intenzione di concedere sconti), dall'altro le istanze delle tv per il periodo di vacanza d'eventi a causa dello stop imposto al campionato. Altro ragionamento sul tavolo: il bando per il triennio 2021/2024 che potrebbe prevedere offerte al ribasso.

Al netto delle minacce di ricorsi, ci sono ancora un paio di riflessioni a margine della "querelle" tra le parti in causa e della sortita del ministro. Una di carattere legale, che allarga lo spettro del "partito del no" alla diretta tv delle gare; l'altra più esplicativa, che chiarisce il cosiddetto "modello tedesco" preso a esempio.

La questione della contemporaneità. Fattore tutt'altro che trascurabile anche perché una parte delle gare è appannaggio di Dazn e la stessa Lega di Serie A ha individuato tre finestre (ore 16.30 – che non piace ai calciatori -, 18.45 e 21.00) per spalmare le gare della giornata in calendario. Altra annotazione a margine, con un'impostazione del genere è possibile che ci sia un solo posticipo alle 21 (il big match) in grado di catalizzare la maggior parte dell'attenzione mediatica.