Quante partite Iva falliranno a settembre 2020?

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Nelle ultime ore si è levato il grido di protesta anche da parte di Federcontribuenti  contro lo stato di abbandono in cui versano le partite Iva. Sul suo sito si legge: “si invitano tutte le partite Iva a differire il pagamento di tutti i versamenti a mezzo F24, avvalendosi della normativa fiscale vigente”. La dura iniziativa nasce in conseguenza dei danni economici che il Covid-19 si è portato dietro di sé. E che, guardando al futuro prossimo, non lascia poi tanto spazio all’ottimismo. Alla luce dell’ultimo passaggio ci chiediamo quindi quante partite Iva falliranno a settembre 2020?

La denuncia di Federcontribuenti

Federcontribuenti non le ha mandate a dire al Governo e ha lamentato come Inps ed Inail agiscano a tenaglia sui suoi assistiti. E invita quindi a un’azione di protesta “visibile e plateale” da parte dei “tax payers di questo Paese”. Da gennaio ad oggi questo esercito di contribuenti si sono sorbiti due mesi di lockdown ed una ripresa solo sulla carta non seguita dai fatti. Fatturati non ce ne sono da tempo e questo mese sono scadute le rate Inps e Inail: come saranno pagate chiede l’associazione?

Le piccole imprese

Le piccole imprese (artigiani e commercianti) che lavorano in regime di partita Iva hanno ricevuto rate per €1.300 a favore dei due Enti. Di contro il decreto Rilancio da loro alle imprese con partita Iva di spostare al 16 settembre i pagamenti per ritenute, Iva e contributi Inail. Ma anche per gli avvisi bonari, le cartelle esattoriali, le rate di rottamazione-ter e del saldo e stralcio. Ora, il problema è che al 16.09.2020 andranno in scadenza le rate del prossimo periodo sempre a favore dei due Enti. E in totale si troveranno a pagare il doppio, €2.600: in quanti reggeranno al peso? Perché poi uno nella vita non ha solo i tributi a cui pensare. Magari comprerà una gonna o un pantalone, o mangerà un gelato, o andrà a fare qualche ora di mare, e poi c’è il mutuo o i figli o l’Rca, etc. Quanti sopravviveranno alla deadline di fine estate?

I contributi a loro sostegno

A tutti questi contribuenti con partita Iva l’ultimo decreto legge concede un contributo “una tantum” per il solo mese di aprile 2020. L’aiuto è calcolato in funzione del fatturato di aprile 2019 e si riconoscono delle percentuali di tipo scalare dal 20% fino al 10% all’aumentare dei ricavi. Ancora, è loro previsto un credito d’imposta pari all’80% (tetto massimo di €80.000) per le spese di investimento per la messa in sicurezza delle attività. Costi che, va sottolineato, nel frattempo loro hanno dovuto anticipare di tasca propria.

La confusione del decreto Rilancio

Di converso questi aiuti del decreto e la stessa Cig giungono ai beneficiari con uno scarto di 50 giorni, denuncia Federcontribuenti. E, incalza, fa notare come questi suoi contribuenti non siano stati chiusi solo il mese di aprile, ma per un periodo di tempo triplo. E alla riapertura delle saracinesche hanno trovato un’economia ferma ai box, che stenta a decollare. La gente si limita ai soli acquisti ordinari. Come incasseranno per pagare questa rata doppia tra 4 mesi?

Federcontribuenti incalza e mette a fuoco la confusione del decreto Rilancio. Afferma: il dl offre il sostegno una tantum a chi ha chiuso per il lockdown, mentre il Reddito di cittadinanza andrà a chi non ha più un reddito. Infine il Reddito di emergenza sarà riconosciuto solo per due mesi, e darà tra i 400-880 euro. Ancora, gli aiuti anti licenziamento non supereranno l’80% della retribuzione lorda mensile.

Bonus autonomi

In merito al bonus autonomi, spetteranno €1.000 per i liberi professionisti iscritti alla gestione separata, le partite IVA e gli autonomi. Mille euro andranno ai co.co.co. iscritti alla gestione separata (ma che han concluso il rapporto di lavoro il giorno di entrata in vigore del dl). Seicento euro destinati ai lavoratori in somministrazione impiegati presso le imprese utilizzatrici del settore turismo o stabilimenti termali. Gli stagionali del settore turismo o stabilimenti termali prenderanno €1.000. Dipendenti e autonomi non coperti da altre tutele percepiranno infine solo €600 per aprile.

Quante partite Iva falliranno a settembre 2020?

Non vi è dubbio che la confusione regna sovrana, e soprattutto si sono fatti sin troppi distinguo tra soggetti e soggetti. ora c’è da attendere che il volano economico riprenda a correre, ma sarebbe folle farsi facili illusioni. Il rischio, neanche molto remoto, è che alla vera ripresa post-estate molte partite Iva non riusciranno a reggere al peso della crisi e quindi saranno costrette a chiudere . Perché è pur vero che mancano 4 mesi a settembre. Ma lo è anche il fatto per cui molte di esse lavorano di più durante l’anno e non nella bella stagione.