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(ANSA/MATTEO BAZZI)

Perché la Lombardia ieri ha registrato “zero nuovi decessi”?

Sembra probabile un errore di comunicazione tra ospedali e regione, e questo suggerisce maggiore prudenza nelle considerazioni quotidiane sui numeri

Aggiornamento delle 19: La Regione Lombardia ha confermato che ieri nel territorio regionale non sono state registrate morti per il coronavirus, come comunicato ieri sera alla Protezione Civile e ai giornali. Lo hanno scritto diversi giornali e agenzie, aggiungendo che il governo regionale ha precisato che né gli ospedali né gli uffici delle anagrafe hanno registrato alcuna morte attribuibile al coronavirus.

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L’aggiornamento quotidiano di domenica pomeriggio con i numeri ufficiali sull’epidemia da coronavirus della Regione Lombardia non ha incluso nuovi decessi registrati nelle precedenti 24 ore. Dopo settimane in cui la regione aveva comunicato ogni giorno decine e decine di morti, il dato è stato accolto con sorpresa anche per via di una certa confusione iniziale, che ha fatto supporre a qualcuno che non ci fossero state effettivamente nuove morti. Quasi certamente non è stato così, ma si è trattato di un errore tecnico.

La stessa Regione Lombardia, d’altronde, non ha presentato il dato sui decessi con i toni legittimamente sollevati e speranzosi che avrebbe avuto una notizia simile, se fosse stata attendibile. Domenica pomeriggio il bollettino quotidiano sul sito che segnalava che «i flussi provenienti dalla rete ospedaliera e le anagrafi territoriali oggi non hanno segnalato decessi». Lunedì mattina, ospite della trasmissione Mattino Cinque, l’assessore alla Sanità Giulio Gallera ha detto che il dato «va preso con prudenza» e che non vuole essere «troppo euforico» per un dato che «potrebbe registrare una forte smentita». Occorre aspettare i numeri di lunedì, ha aggiunto Gallera, sostenendo che «è comunque un dato positivo».

Anche il presidente della regione Attilio Fontana ha commentato il dato alla radio RTL, spiegando che «è da prendere con le pinze perché purtroppo di domenica la comunicazione dei dati non è sempre precisa, a volte arrivano in ritardo». «È sicuramente molto positivo come dato», ha aggiunto però Fontana.

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Il numero dei decessi viene conteggiato integrando i numeri forniti dalle strutture sanitarie con quelli dei comuni, i cui uffici anagrafe sono normalmente chiusi la domenica. Dall’inizio dell’epidemia, però, questo non aveva mai comportato che i decessi comunicati la domenica fossero zero: domenica 17 maggio per esempio erano stati 69, assai di più dei 34 del sabato e dei 29 del lunedì.

Anche ammettendo che non sia arrivato nessun dato dai comuni lombardi, rimane sorprendente che nessun paziente sia morto in ospedale. Contattata dal Post, la regione ha confermato che i dati dagli ospedali sulle terapie intensive, sui guariti e sui tamponi per la giornata di domenica sono arrivati regolarmente, ma quello sui decessi non ne segnalava di nuovi.

La spiegazione della Regione all’anomalia del dato di domenica è quindi piuttosto semplice: per qualche motivo, che non è stato ancora identificato, ieri ospedali e comuni non hanno segnalato decessi. L’ipotesi che il problema sia stato nella ricezione o nella raccolta dei dati è stata esclusa dalla Regione. La Protezione Civile, nell’aggiornare il database con i dati nazionali, ha preferito comunque specificare che il dato sui decessi provenienti dalla Lombardia ieri non era stato aggiornato.

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C’è una cosa da tenere a mente: i decessi comunicati quotidianamente dalle regioni e raccolti poi dalla Protezione Civile per fornire il quadro nazionale non rappresentano mai davvero le persone morte nelle precedenti 24 ore. Tra il decesso, la sua registrazione burocratica e la notifica alle regioni passano spesso alcuni giorni, specialmente per quanto riguarda quelli comunicati dai comuni. In questo processo possono verificarsi rallentamenti anomali e errori nella trasmissione dei dati, con la conseguenza per esempio che decine di decessi avvenuti in un certo periodo e in certi comuni siano poi comunicati a livello regionale tutti insieme qualche settimana dopo.

In Lombardia era successo per esempio lo scorso 2 maggio, quando nel bollettino quotidiano era stato comunicato un numero sorprendentemente alto di decessi, che includevano però 282 persone morte ad aprile e comunicate soltanto a fine mese dai comuni. «In passato abbiamo avuto anche giorni con 400 decessi riferiti agli ultimi 15 giorni», ha detto una portavoce della Regione: «I dati non vanno mai considerati giorno per giorno, ma su periodi più lunghi».

È probabile che i decessi avvenuti tra sabato e domenica siano comunicati lunedì o nei giorni successivi. Avverrà certamente per quelli registrati dai comuni, mentre verrà probabilmente chiarito se il dato sull’assenza di morti negli ospedali era corretto, e quindi sorprendentemente positivo, oppure se ci sia stato qualche problema.

Ma l’incertezza e confusione intorno al dato sulle nuove morti di domenica dimostra ancora una volta che fare analisi o trarre conclusioni sull’efficacia della risposta all’epidemia basandosi sui dati quotidiani ha poco senso. Anche se la comunicazione istituzionale ha insistito fin da subito su questo tipo di bollettini quotidiani, i problemi di comunicazione tra strutture sanitarie, comuni e regioni avvengono con una certa frequenza in tutta Italia.

Gli aggiornamenti sui decessi includono quasi sempre anche morti avvenute giorni e giorni prima, e operazioni di test specifiche, condotte per esempio nelle RSA, possono provocare picchi improvvisi dei positivi che possono essere fraintesi. Si è parlato spesso, per esempio, del fatto che il lunedì il numero di tamponi i cui risultati sono comunicati nel bollettino della Protezione Civile è generalmente più basso degli altri giorni, per via delle minori analisi effettuate nei laboratori nel weekend.