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Macron dà l'ok al doppio incarico di un suo ministro. Ed è polemica

A beneficiare dell’autorizzazione al doppio incarico concessa da Macron è stato Gérald Darmanin, ministro del Budget e “protetto” del presidente

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Il presidente francese Emmanuel Macron è finito ieri nella bufera, venendo accusato di “favoritismi”, per avere autorizzato un membro del suo governo a tenere un doppio incarico. L’inquilino dell’Eliseo ha infatti dato al suo ministro dei Conti pubblici, nonché “protetto”, Gérald Darmanin il permesso di ricoprire contemporaneamente anche un altro mandato istituzionale: quello di sindaco di Tourcoing, città del nord del Paese abitata da quasi 100mila persone. Feroci critiche si sono di conseguenza abbattute sul leader di En Marche a neanche una settimana dalla perdita, proprio da parte del partito del presidente, della maggioranza assoluta dei seggi all’Assemblea nazionale, causata allora dalla fuoriuscita di 17 parlamentari.

Darmanin, già stretto collaboratore di Nicolas Sarkozy divenuto di recente promotore delle politiche pro-imprese dell’esecutivo Macron, si era infatti candidato mesi fa alle comunali di Tourcoing pur essendo già ministro, per poi vincerle al primo turno a marzo. Il suo trionfo elettorale è stato ratificato questo sabato dal Consiglio municipale.

Il fatto che il capo dello Stato d’Oltralpe abbia concesso a Darmanin il nulla osta al cumulo di incarichi pubblici sarebbe, accusa il Telegraph, la prima violazione di una regola non scritta in vigore in Francia dal 2014.

In quell’anno, argomenta il giornale britannico, è stata approvata una legge che vieta esplicitamente ai deputati di svolgere, contemporaneamente al mandato parlamentare, quello di sindaci. Sebbene la normativa faccia esclusivamente riferimento ai membri delle Camere e non menzioni i ministri, da allora è stata sempre osservata nel Paese la regola tacita per cui il divieto in questione valesse anche per i componenti dell’esecutivo.

Macron, consentendo al suo ministro del Budget di occupare allo stesso tempo due poltrone a carico dei contribuenti, ha di conseguenza infranto ieri palesemente e per la prima volta tale principio non scritto.

Oltre a conformarsi al precetto citato, l’inquilino dell’Eliseo, segnala la testata d’Oltremanica, si è anche rimangiato una sua promessa elettorale della campagna presidenziale del 2017. Egli aveva appunto assicurato allora ai cittadini che i membri dei governi a guida En Marche non avrebbero cumulato incarichi pubblici.

Darmanin, fa sapere il medesimo quotidiano, ci ha tenuto a precisare che sarebbe stato Macron in persona a dargli il nulla osta a svolgere contemporaneamente il mandato di ministro e quello di primo cittadino di Tourcoing, accordandogli un “permesso speciale” giustificato dalla “circostanza eccezionale” dell’epidemia di Covid.

Il favorito del presidente ha però chiarito che donerà lo stipendio da sindaco alla Società per la Protezione degli animali.

Il doppio incarico del ministro dei Conti pubblici ha immediatamente scatenato un’ondata di proteste contro l’establishment di En Marche. Tra le contestazioni all’indirizzo di Macron raccolte dal Telegraph vi è, ad esempio, quella avanzata da Valérie Pécresse, esponente conversatrice attualmente alla guida della regione Île-de-France.

La donna ha infatti tuonato: “Non riesco proprio a immaginare come si possa fare il ministro economico in questi tempi di crisi e contemporaneamente fare il sindaco di una città di circa 100mila abitanti”.

Contro il doppio incarico di Darmanin si è anche scagliata la destra nazionalista, per bocca di Rémi Meurin, consigliere comunale di Tourcoing. Questi, citato dalla testata britannica, ha infatti condannato gli “sfacciati favoritismi” perpetrati dall’Eliseo e la bizzarra figura di un “ministro e sindaco part-time”.