https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2020/05/25/120241723-ec2da350-9aea-4f63-a585-f19b534163bb.jpg
(reuters)

la Repubblica

Hong Kong, il monito di Pechino: "Sta crescendo il terrorismo"

Il giorno dopo gli arresti di domenica il governo cinese conferma la linea dura: l'obiettivo è etichettare i manifestanti come estremisti, giustificando così l’imposizione delle nuove misure

by

C'è una parola che torna sempre più spesso nelle dichiarazioni delle autorità di Hong Kong e di quelle cinesi sulle proteste della città, ed è "terrorismo". Una parola usata e ripetuta per giustificare la stretta sulla sicurezza nazionale che Pechino si appresta a varare. Dopo le manifestazioni di ieri, che si sono concluse con 180 arresti da parte della polizia per assemblea illegale, oggi è stato il segretario per la Sicurezza di Hong Kong John Lee ad agitare il termine: "Le violenze (in città, ndr) sono aumentate di intensità, con molti casi che coinvolgono esplosivi e armi da fuoco", ha detto. "Il terrorismo sta crescendo e le attività che danneggiano la sicurezza nazionale, come la richiesta di 'indipendenza di Hong Kong', diventano più dilaganti". Una dichiarazione a cui ha fatto eco il rappresentante del ministero degli Esteri cinese nella provincia autonoma, che ha spiegato come alcune azioni dei manifestanti per la democrazia dello scorso anno siano state "terroristiche per natura".

Hong Kong, ai gas lacrimogeni i manifestanti rispondono cantando l'inno simbolo delle proteste

Il rimpallo di dichiarazioni tra governo centrale e governo locale appare una strategia coordinata, il cui obiettivo è etichettare i manifestanti della prima linea come estremisti violenti, sovversivi e collusi con forze straniere, giustificando così l'imposizione della nuova legge sulla sicurezza. Non a caso ieri il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha dichiarato che la nuova legge colpirà solo un "numero molto piccolo di atti che mettono in pericolo la sicurezza nazionale".

Da mesi il tentativo di Pechino è separare i giovani in nero sulle barricate, nei cui confronti usare il pugno di ferro, dalla maggioranza non violenta dei manifestanti. Finora non ci è riuscita: le due anime del dissenso, quelle che i cittadini di Hong Kong hanno battezzato i "coraggiosi" e i "razionali", sono sempre rimaste unite. Lo resteranno anche nelle prossime settimane? Il riferimento al terrorismo appare in realtà un espediente molto fragile. L'anno scorso a margine di alcune manifestazioni la polizia ha rinvenuto degli ordigni artigianali e il materiale per fabbricarli. Ma si è trattato di episodi isolati, per il resto le armi dei giovani in nero erano sanpietrini, ombrelli e archi sportivi, non certo un arsenale da banda armata.
Dove invece le accuse possono avere più presa è sulle rivendicazioni indipendentiste, illegali secondo la Basic Law di Hong Kong, di parte della protesta. Non è un mistero che all'interno del campo democratico ci sia una spaccatura tra una maggioranza che non vuole separarsi dalla Cina e una consistente minoranza, soprattutto tra i giovani più radicali, che non ritiene possibile preservare libertà e diritti sotto il regime comunista. Di fronte alla stretta di Pechino questa anima si sta rivelando: durante la manifestazione di ieri i cori pro indipendenza sono stati molti più dello scorso anno. Questo potrebbe spaccare il movimento, giustificando il pugno duro della polizia locale e l'intervento legislativo delle autorità centrali.

Domenica migliaia di persone, soprattutto giovani e giovanissimi, hanno marciato nelle strade della città prima di essere disperse dalla polizia con cariche e lacrimogeni, la prima grande manifestazione di protesta dall'inizio della pandemia. Gli Stati Uniti hanno minacciato di revocare lo status privilegiato concesso a Hong Kong, una mossa che potrebbe comprometterne lo status di centro finanziario asiatico. E lo stesso lunedì ha ipotizzato di fare anche la presidentessa di Taiwan Tsai Ing-wen, promettendo "l'assistenza necessaria" nei confronti dei cittadini dell'ex colonia britannica.
Anche i governi di Canada e Regno Unito, oltre alla Commissione europea, hanno criticato la legge in discussione. Pechino respinge al mittente quelle che considera ingerenze straniere sulla sua provincia autonoma: oggi il portavoce del ministero degli Esteri ha detto che di fronte a mosse americane Pechino prenderebbe le "necessarie contromisure".