Effetto Coronavirus, il Pd trema per Feste e incassi

I divieti di assembramenti ridurranno le presenze, specie tra gli anziani. Allo studio formule più light, senza ristoranti

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Nicola Zingaretti (Foto Zani)

Roma, 25 maggio 2020 - "Come facciamo a fare le Feste dell’Unità in sicurezza? E i nostri militanti, iscritti e simpatizzanti, per lo più anziani, ci verranno o le diserteranno?". Il timore che serpeggia al Nazareno riguarda, certo, la tenuta della maggioranza di governo e l’impatto della manovra, ma riguarda ‘anche’ una delle forme classiche di auto-finanziamento del partito, da quando è finito quello pubblico. Insieme agli introiti del 2xmille e al contributo consistente dei gruppi parlamentari, infatti, le Feste dell’Unità sono un modo per tenere in piedi una ‘macchina’, quella del Pd, dai conti in ‘rosso’ perenne.

Quest’anno, ci mancava solo il Covid-19. Le tradizionali Feste dell’Unità, in tempi di coronavirus, sono a rischio estinzione. Come il Pd cerca di ‘tenere botta’? Si parte dal raffronto con l’anno scorso, primo anno di gestione Zingaretti, quando le feste, in Italia, sono state circa 400 (incasso di 1 milione e 400 mila euro solo per quella nazionale di Ravenna). Numeri e cifre, ovviamente, inimmaginabili, quest’estate. Stefano Vaccari, coriaceo responsabile Organizzazione Pd, prima elenca, fiero, i dati del tesseramento (al Congresso dell'anno scorso erano 274mila iscritti e il dato del tesseramento 2019, non ancora chiuseo, sarà superiore del 10% a quella cifra) e quelli del 2x1000 (oltre 8 milioni di euro), poi spiega le novità: "No, le Feste tradizionali non ci saranno, ma faremo le Feste ‘di strada’, magari lunghe solo un week-end, un modo per tornare in quartieri e periferie trascurati". Per quanto riguarda il cibo si prediligerà lo ‘street food’, mentre per i concerti non c’è nulla da fare: non si terranno.

La Festa nazionale, quest’anno, seppure in formato ridotto, si dovrebbe tenere a Modena (ma Bologna già mugugna…) e il formato sarà simile alla ‘Repubblica delle idee’: tanti dibattiti, alcuni assai noiosi, di taglio politico-culturale, rigido distanziamento delle persone sedute in platea come sul palco e rigidissimo rispetto di tutti i protocolli sanitari. Ma ovviamente ci sarà spazio anche per altre forme di socialità. Provando a girare per le regioni, in Toscana (dove si voterà) le incertezze sono tante. Gabriele Bosi (Organizzazione Pd) pensa a "feste molto piccole, semplificate, senza ristoranti né concerti, solo dibattiti, nel pieno rispetto dei protocolli sanitari. La volontà c’è, ma di certo saranno molte di meno delle cento del 2019". Nella piccola Umbria, dove il Pd ancora si lecca le ferite della sconfitta alle Regionali, il commissario straordinario, Valter Verini, non si nasconde le difficoltà: "Abbiamo dovuto rinviare anche il congresso, causa virus, quindi le feste saranno poche, una ventina, e ‘diffuse’ nei territori: piccole strutture, non grandi villaggi".

Invece, Matteo Meogrossi, coordinatore della Segreteria Pd di Bologna, snocciola dati da ‘partitone’ emiliano: "Tortellini, tagliatelle e gnocco fritto ci saranno. I concerti no, ma così risparmiamo sulle spese come per le strutture, ma confermiamo sette ristoranti su dieci e tanti dibattiti. Inoltre, stiamo riaprendo le Case del Popolo e i Centri feste che ridurremo, dai 300-400 posti abituali, della metà, ma i ‘compagni’ vogliono discutere e mangiare. Torneremo alle origini, con Feste ‘1.0’, ma le faremo", altro che street food.

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