22.000 euro per ogni mamma è il conto presentato al Governo tedesco. E da noi?

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Introduciamo subito i tre protagonisti di questa faccenda tutta tedesca. In primis Patricia Cammarata , blogger seguitissima che ha coinvolto molte mamme (secondo protagonista) in Germania nella sua rivendicazione al relativo Governo Merkel. Il quale costituisce (suo malgrado) l’ultimo attore di questa “querelle”. Vediamo di che si tratta, parliamo allora dei 22.000 euro per ogni mamma è il conto presentato al Governo tedesco. E da noi?

I contorni della rivendicazione

Tutto è sorto in lockdown quando la blogger Cammarata ha dovuto coniugare dal proprio domicilio smart working e gestione di casa e figli. In quel contesto infatti la blogger ha iniziato a conteggiare tutto il tempo che ha speso nelle vesti di cuoca, colf e governante domestica. Ma anche di psicologa, infermiera, educatrice e maestra, nonché istruttrice sportiva. Un mondo intero in sola persona, lei stessa appunto. E poi ancora le spese per il maggior consumo di elettricità, acqua e riscaldamento, oltre alle attrezzature acquistate appositamente in lockdown.

Il periodo in considerazione va dal 17 marzo al 15 maggio, due mesi buoni. Poi, calcolatrice alla mano, quelle ore le ha moltiplicate per delle tariffe che non ci è dato sapere. Fatto sta ne è venuta fuori una fattura di €22.296 che ha deciso di presentare allo Stato tedesco. Se da un lato l’idea di fondo ha tutte le sue ragioni, onestamente il conto sembra pò caro anche per le ricche casse germaniche. E “per fortuna”, si direbbe, erano solo 2 mesi.

Il coinvolgimento delle altre mamme tedesche

Fatti i conti, Patricia Cammarata a quel punto ha lanciato l’iniziativa sul suo blog e ha trascinato con sé le “amiche e colleghe” mamme smart-workers. Che hanno plaudito e si sono unite tra loro (anche chi non lavorava già da prima il lockdown) tramite Twitter. Tutte assieme hanno chiesto al loro Stato di essere pagate per il doppio lavoro: quello “ufficiale”, fatto da remoto, a distanza, e quello di casalinghe H24. Oltretutto, affermano, hanno dovuto pagato in quei due mesi per tutta una serie di servizi che concretamente non hanno mai potuto usufruire. È il caso delle rette e/o tasse scolastiche, i servizi mensa, etc. E, ciliegina sulla torta, chiudono denunciando che non esiste ancora un valido piano di rientro a scuola. Per la serie ogni mondo è paese, giacché l’ultimo punto pensavamo fosse un’esclusiva tutta italiana.

L’hashtag #CoronaElternRechnenAb

L’atto finale della loro iniziativa è stata poi il lancio dell’hashtag #CoronaElternRechnenAb (“corona, i genitori fanno i conti”). Non tanto e non solo  col fine di rendere noto a tutti la loro iniziativa. Quanto per porre all’attenzione pubblica tutto il peso del lavoro svolto da una mamma quando è nel chiuso della sua casa. Un coacervo di competenze, energie e tempo spesso ignorato dalle politiche economiche sociali dei vari governi. Che si sono fatte carico, continuano, di un lavoro di cui se ne sarebbe dovuto occupare lo Stato, almeno in parte. In sintesi, chiosano, il mondo politico e la società dovrebbero smetterla di ritenere come dovuto e gratuito il loro lavoro quando nel chiuso delle case.

In realtà però quest’ultima mossa ha spaccato in due l’opinione pubblica tedesca. In molti infatti hanno bocciato l’iniziativa, arrivando anche a suscitare dure critiche.

22.000 euro per ogni mamma è il conto presentato al Governo tedesco. E da noi?

E da noi in Italia? Già, se ne parla solo ai convegni, a alla festa della donna e della mamma. Poi …tabula rasa. Né nel corso dei vari bonus del decreto Rilancio c’è stata una minima parola al riguardo. Dovuto, questo è il sentiment e la realtà dei fatti. Se ne potrebbe parlare all’infinito, poi però la sostanza resta sempre quella. Amara.