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Una foto dello scorso 21 maggio di MilanoRIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

A Milano movida preoccupa, Sala vede il prefetto

Fontana ai sindaci, siate severi, ma con i clienti non i gestori

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Nel giorno in cui, per la prima volta dall'inizio dell'epidemia a febbraio, non sono stati 'segnalati' morti per Coronavirus in Lombardia - ma l'ipotesi è che non siano stati trasmessi i dati dalla rete ospedaliera e dalle anagrafi dei Comuni - la Regione minaccia una stretta 'antimovida'. A farlo non è solo il governatore Attilio Fontana, ma anche i sindaci preoccupati per la gente che si ritrova insieme a bere o a passeggiare, che ha affollato le rive del lago di Como e le località di montagna, tanto che il sindaco di Brescia Emilio Del Bono ha messo il coprifuoco per il fine settimana ai locali della centrale piazza Arnaldo e i giovani dell'Associazione Industriali Bresciani hanno comperato una pagina di giornale per chiedere a tutti "per favore" di rispettare le distanze e mettere le mascherine.

La paura è che si alzino i contagi nella regione che già ha il primato dei positivi in Italia (in totale 87.110, 285 più di ieri) e si debba richiudere tutto. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha detto di aver parlato con "i Sindaci delle grandi città". "C'è frustrazione in noi perché tutti concordiamo che con le Forze dell'Ordine disponibili non si riesce a gestire gli assembramenti e che il richiamo al buonsenso funziona fino a un certo punto" ha spiegato annunciando che farà "il punto" con il prefetto Renato Saccone "per verificare la situazione, a valle del weekend".

"Le situazioni serali e notturne dove si riscontrano assembramenti parola bruttissima, ma così ci si intende, sono molte - ha aggiunto -. Non è questione di giusto o sbagliato, o di giovani o meno giovani, posto che in giro non ci sono solo giovani e, d'altro canto, se dovessi giudicare dai messaggi che ricevo, sono tanti i ragazzi che 'denunciano' l'irresponsabilità di altri ragazzi". "La voglia di divertimento è tanta, ma rispettiamo le regole e pensiamo ai sacrifici a cui ancora sono costretti coloro che non possono andare a trovare i propri figli nipoti o parenti perché vivono in altre regioni" è stato l'invito di Fontana che ha chiesto il pugno duro ai Comuni non contro i gestori però, ma contro gli indisciplinati.

"Se non ci riuscite ben vengano le misure restrittive dei sindaci ai quali ancora una volta chiedo rigore e fermezza - ha avvisato -, per punire non i gestori dei locali, già penalizzati dal lockdown, ma i clienti che dimostrano poco rispetto anche nei loro confronti".