Valle D’Aosta critica dati Rt: “Indicatore va rivisto, non va bene per i piccoli numeri e offre un’immagine epidemiologica che non corrisponde alla realtà” 

“I numeri piccoli ci penalizzano. Non possiamo assolutamente essere valutati con gli stessi criteri di Lombardia, Emilia Romagna o Piemonte”, osserva Mauro Ruffier, responsabile del monitoraggio dei dati Covid-19 per la Valle D’Aosta, che chiede all'Iss di trovare “il metodo per far capire che la situazione è assolutamente sotto controllo”. Perché con l'attuale sistema RT, “basterà un focolaio di tre-quattro persone positive per fare schizzare nuovamente l’indicatore sopra 1”.

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- La Valle D’Aosta scrive all’Iss per contestare la rappresentazione dei dati sui contagi e, in particolare, l’indice Rt, che restituisce una immagine della Valle D’Aosta che, a detta della Regione, “non corrisponde alla realtà”. Per questo il responsabile del monitoraggio dei dati COVID-19 per la Valle d’Aosta Mauro Ruffier, dirigente della Struttura Igiene e Sanità Pubblica e Veterinaria dell’Assessorato regionale della Sanità, ha inviato una nota all’Istituto superiore della Sanità chiedendo un confronto affinché venga rielaborato il metodo per la valutazione di “piccole realtà dai piccoli numeri’’ come la Valle d’Aosta, che “a livello informativo vengono ingiustamente penalizzate nell’illustrazione dei macro dati”.

“I numeri - premette Ruffier nella nota inviata all’Iss - vanno spiegati e soprattutto le ragioni dei piccoli numeri, che penalizzano una Regione di tali dimensioni. Probabilmente, data la connotazione degli articoli, non vi è stata sufficientemente chiarezza nell'esposizione dei dati e altrettante spiegazioni di come questi vanno interpretati”.

A proposito dell’indice Rt della Valle d’Aosta presentato dall’Iss nei giorni scorsi in conferenza stampa, il referente valdostano del monitoraggio dei dati specifica: “Riguardo l’indice RT > 1 per 13 casi in più - perché il calcolo sui 16 giorni precedenti la settimana di riferimento, che è quella dal 27/04 al 3/05, mette in evidenza un problema che riguarda la scarsissima numerosità dei nostri numeri - occorre che tale indicatore debba essere in un certo modo legato al numero di casi assoluti. Accadrà infatti  - prosegue Rouffier nella nota - che, come prevediamo, il numero di positivi della prossima settimana sarà inferiore e saremo nuovamente virtuosi, poi la settimana successiva l'Rt sarà di nuovo più alto e così di seguito. Ma al contempo sarà sempre più difficile -abbassando il numero di positivi nella Regione - mantenere costantemente un RT inferiore ad 1.  Basterà infatti un focolaio di tre-quattro persone positive per fare schizzare nuovamente l’indicatore sopra 1”.

Per Ruffier “non possiamo assolutamente essere valutati con gli stessi criteri di Lombardia, Emilia Romagna o Piemonte”.  Per questo, secondo Ruffiera, l’ Istituto superiore di Sanità deve trovare “il metodo per far capire che la situazione è assolutamente sotto controllo. I numeri bassi invece di premiarci ci penalizzano.”

Ruffier nella sua nota riporta quindi una serie di dati e di considerazioni che testimoniano come in Valle d’Aosta la situazione del contagio sia “assolutamente contenuta” e come l’andamento dell’epidemia e dei casi sia “in continuo miglioramento”: “Non si può ignorare che il numero di decessi COVID è crollato, che sul territorio ci sono 4 positivi paucisintomatici e gli altri asintomatici ed in via di guarigione, che ci sono 2 pazienti in Terapia intensiva e che siamo la Regione con il maggior numero di tamponi effettuati /numero di abitanti. Con questo sistema dei ‘piccoli numeri’’ più siamo virtuosi e più rischiamo di chiudere”.

Nella nota si illustrano, quindi, dati dell’ultima settimana relativamente ai casi testati in Valle D’Aosta: "Dallo scorso venerdì 15 maggio a oggi sono state sottoposte a tampone 1793 persone (pari ad oltre l'1,4% della popolazione in una sola settimana) Di queste soltanto 5 sono risultate positive, lo 0,27% dei verificati. Si sottolinea inoltre che la Valle d’Aosta, che ha avviato un’importante campagna di screening per le categorie professionali più esposte ai contatti, è la prima Regione per rapporto persone sottoposte a test/popolazione, con l’8,38 dei residenti “tamponati” (almeno una volta)”.