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Sleaford Mods

All That Glue

by
2020 (Rough Trade) | grime, post-punk
Music for the masses
I'm out classed here, mate”

Con un bel po' di colla gli Sleaford Mods hanno fatto il punto della situazione riguardo gli ultimi sette anni di carriera, andando a mettere insieme ventidue tracce intente a comporre un mix nel quale una bella porzione di inediti viene intrecciata a cavalli di battaglia, B-side e rarità. Il duo di Nottingham approfitta del successo raggiunto con gli album precedenti (l'ultimo è “Eton Alive”) per gettare un occhio al passato e presentarlo a un bacino di fan sempre più cospicuo e internazionale. Seguaci che tra un disco e un Ep, forse, hanno perso qualche step del percorso verso il successo, culminato con l'ingresso nella Top Ten della chart inglese nel 2019.
Non è la prima raccolta pubblicata da Jason Williamson e Andrew Fearn; qui però, grazie al lavoro di remaster, si ha la sensazione di ascoltare brani usciti dalla medesima session. La copertina di "All That Glue" è una rivisitazione di quella di “Jobseeker” (presente nella raccolta, per somma gioia di tutti): la tracklist è coesa e per contrappasso ascoltare di seguito i brani equivale ad ammirare i punti più critici della storia recente britannica, raccontati a colpi di furiose e inarrestabili declamazioni degnamente accompagnate dai trascinanti loop.

Insomma, un'ora e dieci minuti in compagnia dei cari vecchi Sleaford Mods: bassi pneumatici, rumori e suoni della quotidianità sapientemente campionati, cantato (si fa per dire) sporco e zuppo di invettive e preziose riflessioni sui drammi attuali.
Non possono mancare le amate “BHS” (da “English Tapas”), “Tarantula Deadly Cargo” a rappresentare “Key Markets” e “Tied Up In Nottz” e “Tweet Tweet Tweet” (“Divide And Exit”), tutte degnamente rimasterizzate, a fare da spalla agli inediti.
“Snake It”, filastrocca cattiva con tanto di fischietto, spezza “McFlurry” e “Fizzy” tratte dal punto di origine del disco, ovvero “Austerity Dogs” del 2013, mentre tra le altre novità citiamo l'irresistibile “Blog Moggot”, una delle migliori della scaletta; da segnalare anche “Fat Tax”, sporca e rumorosa, il lento spoken di “Revenue”, la trombetta a chiudere tutti i richiami a “Rochester” e un brano ascoltato già live, "Slow One's Bothered" (correte a vedere se non lo avete già fatto il Later… with Jools Holland del 2015).
“Second” è l'ultimo nuovo passaggio prima del binomio finale estratto da “Eton Alive”. Escluso il singolo scelto per lanciare l'album – “Kebab Spider” – gli inglesi scelgono i momenti più peculiari dell'opera e che più ci avevano colpito l'anno scorso: la cavalcata post-punk con tanto di kazoo in "O.B.C.T." e "When You Come Up To Me", ovvero quando gli Sleaford Mods composero il primo lento romantico.

Per quanto i brani siano pallottole da massimo un paio di minuti di durata, il rischio monotonia c'è. Forse una divisione tra una ipotetica parte 1 e una parte 2 avrebbe facilitato l'ascolto, ma i nostri fortunatamente non vanno per il sottile quando decidono di condividere materiale con i fan.
"All That Glue" farà contenti sia gli ascoltatori fidati della band – che troveranno racchiusi qui i vecchi momenti più amati in compagnia delle potenziali nuove hit – sia chi vuole conoscerli bene per la prima volta, trovando un'antologia a cui dedicarsi a dovere.

(25/05/2020)

Tracklist

  1. McFlurry
  2. Snake It
  3. Fizzy
  4. Rich List
  5. Jobseeker
  6. Jolly Fucker
  7. Routine Dean
  8. Tied Up in Nottz
  9. Big Dream
  10. Blog Maggot
  11. Tweet Tweet Tweet
  12. Tarantula Deadly Cargo
  13. Fat Tax
  14. Slow One's Bothered
  15. Revenue
  16. Rochester
  17. TCR
  18. Reef of Grief
  19. B.H.S.
  20. Second
  21. OBCT
  22. When You Come Up to Me