L'Undici di Conte

Da Causin a Romani, passando per Mallegni. A palazzo Madama i telefoni della squadra dei presunti "responsabili" ribollono. "Tutto pronto?" "Risentiamoci martedì, quando riapre il parlamento"

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ASSOCIATED PRESS
Italy's Prime Minister Giuseppe Conte speaks during the launch of the upcoming UK-hosted COP26 UN Climate Summit in London, Tuesday Feb. 4, 2020, that will take place in autumn 2020 in Glasgow, Scotland. (Chris J Ratcliffe/Pool via AP)

Il telefono del senatore azzurro Andrea Causin è perennemente occupato. Chissà perché. E’ lui uno degli indiziati speciali della scialuppa di responsabili, disposti a salvare a Palazzo Madama l’esecutivo dell’avvocato Giuseppe Conte. E allora, forse per questa ragione, risulta essere fra i più ricercati. Classe ’72, di Mestre, omone occhialuto, già presidente nazionale del movimento giovanile delle Acli, eletto nel 2013 con Scelta Civica, il contenitore montiano, un passaggio con Angelino Alfano, poi, oplà, eccolo fra le fila del partito di Silvio Berlusconi. “Con chi parlo?”, è l’incipit della sua voce. C’è aria di crisi di governo e si torna a parlare di “stabilizzatori”, “responsabili”, in sostanza dei futuri Razzi e Scilipoti. E anche se nel frattempo Matteo Renzi ha deciso di fare l’ennesima giravolta nel segno della “responsabilità” - Italia Viva darà infatti il suo sostegno in caso di fiducia - qualcosa si muove tra Montecitorio e il Senato.

Scalpitano, brigano. I telefoni ribollono. I bar della Capitale attorno ai palazzi si trasformano nei centri di crisi della strategia contiana. Su tutti il caffè Rosati,  a pochi passi da piazza del Popolo. Eccome se si muove qualcosa al punto che Causin ragiona con fare democristiano: “Non mi sembra il caso di litigare sulla prescrizione”. Se questo è la premessa, poi c’è lo svolgimento: “Conte? Umanamente mi è simpatico. E’ un uomo intelligentissimo. D’altro canto, è stato presidente del Consiglio di due governi. Un’impresa del genere riusciva solo al mio vecchio leader democristiano che di nome faceva Giulio Andreotti”. E allora torniamo alla domanda di partenza: è possibile un Conte-Ter con i responsabili al posto di Italia Viva? Causin ci lascia così, sospesi, senza una risposta, ma solo con una risata.

La stessa risata che fa dire a Paolo Romani, da sempre berlusconiano fin dai primi passi del Cavaliere nel mondo della politica, grande ciambellano del fu Patto del Nazareno, che “siamo ancora alla prima mano di una partita di poker”. E lui che sa di saper giocare a poker in virtù anche della grande esperienza nel Palazzo non svela la prossima mossa: “Se per caso dovesse nascere un gruppo che non si riconosce più in Forza Italia, anche perché Forza Italia al prossimo giro non esisterà più, saremmo undici, dodici, tredici”. Tradotto, è tutto pronto? “Risentiamoci martedì”. E perché proprio martedì? “Perché martedì riapre il Parlamento”. Passo e chiudo.

Undici, dodici o tredici non sono certo numeri da giocare al Lotto ma rappresentano gli stabilizzatori della stagione contiana. Forse potranno addirittura essere di più. Ed è un numero variabile che annovera al suo interno appunto Romani, i tre udiccini Antonio De Poli, Paola Binetti e Antonio Saccone,  e poi ancora i berlusconiani Andrea Causin, Massimo Mallegni, Roberto Berardi, Franco Dal Mas, Andrea Cangini (anche se l’ex direttore del Quotidiano nazionale smentisce) e Barbara Masini. Tutti ufficialmente si tengono a debita distanza. E se Lorenzo Cesa, segretario degli eredi della Balena Bianca, nega qualsiasi contatto sottolineando “il nostro collocamento nel centrodestra”,  si vocifera che nella lista potrebbe esserci anche Sandro Biasotti. Ecco, il ligure Biasotti al solo sentire la parola responsabile scandisce “non dico niente” e poi chiude la cornetta e ringrazia.

Sia come sia, in questo contesto di maggioranze a geometria variabile, c’è chi è stato avvicinato ma ha declinato l’offerta. E’ Luigi Vitali, senatore di “Cambiamo!”, il cartello di Giovanni Toti che risiede dentro Forza Italia al Senato. Ecco Vitali, sempre elegante, pochette sempre addosso, autore di un intervento ultra-garantista nel giorno dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, svela l’arcano: “Ho partecipato a due bilaterali, uno con Lorenzo Cesa e un altro con Renata Polverini. Ad entrambi ho detto: ‘Se io non vedo un’orizzonte chiaro, non mi muovo da qui. Noi siamo e dobbiamo essere una costola della Lega’”. Punto e a capo. In verità dopo la retromarcia di Renzi tutti questi quasi responsabili potrebbero tornare sotto coperta. E riemergere alla prossima scossa.