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Il diritto di opporsi, Michael B. Jordan contro tutti

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Il romanzo biografico dell’avvocato Bryan Stevenson, Il Diritto Di Opporsi, arriva sul grande schermo, con Michael B. Jordan nel ruolo del giurista e Jamie Foxx in quelli Walter McMillian, ingiustamente condannato per il colore della sua pelle. Nel cast anche Brie Larson e un ottimo Tim Blake Nelson.

Monroeville è la “capitale letteraria dell’Alabama” dal 1997: ha dato i natali a Truman Capote e Harper Lee, ma, come mostra Il diritto di opporsi, film ispirato al romanzo Just Mercy: A Story of Justice and Redemption, scritto dall’avvocato Bryan Stevenson, non ha imparato poi così tanto da Il buio oltre la siepe.

 

 

Nelle sale italiane dal 30 gennaio, Il diritto di opporsi racconta la storia di Walter McMillian, ingiustamente accusato di aver ucciso Ronda Morrison, una ragazza bianca di 18 anni: trovatosi nel posto sbagliato al momento sbagliato, l’uomo è stato arrestato nel 1986 con l’unica colpa di “essere un uomo nero sotto il cielo azzurro dell’Alabama”. Condannato alla pena di morte, McMillian ha vissuto per anni nel braccio della morte, fino a quando un giovane avvocato fresco di laurea ad Harvard, proprio Bryan Stevenson, non ha preso a cuore il suo caso, lavorando pro bono.

Il caso di Walter McMillian ha creato scandalo in USA: condannato senza prove concrete, basandosi semplicemente sulla testimonianza, in più punti incoerente, di un altro detenuto, Ralph Myers, che in questo modo ottenne uno sconto di pena, è diventato il simbolo dell’ingiustizia e del pregiudizio in cui vivono le persone di colore, spesso fermate dalla polizia perché “basta guardarle in faccia”.

 

Michael B. Jordan alla prova della maturità

L’arresto di Walter McMillian è avvenuto più di 30 anni fa, eppure molto sembra essere rimasto immobile: il film, diretto da Destin Daniel Cretton, ci mostra infatti come la discriminazione e la paura del diverso sia fortemente radicata in ognuno di noi.

 

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A interpretare Bryan Stevenson è Michael B. Jordan, qui alla prova della maturità: dopo Creed, l’attore tiene a bada la sua fisicità esplosiva e punta tutto sullo sguardo. I suoi occhi sono prima colmi di speranza, poi di incredulità, infine pieni di rabbia e orgoglio: non importa quanto abbia studiato, non importa quanto sia vestito bene e preparato, non importa se i suoi modi sono gentili. È sempre “un uomo nero sotto il cielo azzurro dell’Alabama”.

 

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Stessa cosa vale per Eva Ansley (interpretata dal premio Oscar Brie Larson), con cui fonda la Equal Justice Initiative, società che fornisce supporto legale a persone che non possono permettersi assistenza giuridica: in quanto donna bianca che aiuta afroamericani, è subito additata come traditrice, immonda, contaminata. E minacciata di morte.

Dopo Black Panther e Prossima fermata Fruitvale Station, entrambi diretti da Ryan Coogler, Michael B. Jordan conferma di essere una grande star e un simbolo per la comunità afroamericana: nel suo impegno, nel suo sguardo fiero e preparato c’è anche un messaggio politico, che dà a Il diritto di opporsi una forza giovane, uno slancio verso il futuro. La scena in cui assiste all’esecuzione di un condannato vi rimarrà in testa a lungo.

 

Jamie Foxx e Tim Blake Nelson spalle di lusso

 

A colpire al cuore sono però il premio Oscar Jamie Foxx e Tim Blake Nelson: il primo, nei panni di McMillian, fa quello che i grandi fanno meglio, elevare l’interpretazione dei propri compagni di set. Grazie al suo sguardo rassegnato, ormai quasi purificato dalla condanna ingiusta, la rabbia e l’ostinazione dell’avvocato di Michael B. Jordan possono crescere esponenzialmente. La sua è una prova in sottrazione, che proprio per questo arriva dritta come un pugno.

 

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Meraviglioso anche Tim Blake Nelson nel ruolo di Myers: dalla parlata strana a causa della bocca semi paralizzata, ignorante ed emarginato dalla società, il suo personaggio diventa la chiave di volta del film. Anche lui trattato come se non fosse un essere umano per via del suo aspetto deforme, è l’unico ad avere un moto di coscienza, che sarà cruciale per la battaglia di Stevenson: se infatti le forze dell’ordine sembrano tutte uguali, con i loro sguardi glaciali, quasi robotici, simbolo di un pregiudizio cieco e ipocrita, che si nasconde dietro la faccia pulita della legge, la parlata strascicata del testimone è l’anomalia che rivela i sentimenti inconfessabili radicati in ognuno di noi.

 

Un legal drama fatto di grandi attori

E proprio sul sentimento punta Il diritto di opporsi: al contrario di altri film di genere simile, come Il verdetto di Sidney Lumet o Il momento di uccidere di Joe Schumacher, in cui gli interrogatori diventano quasi degli scontri di pugilato e le falle della legge sono denunciate con forza, qui i tempi sono dilatati, il ritmo è riflessivo. Si chiede allo spettatore di essere onesti e dire: anche tu l’avresti condannato perché “basta guardarlo in faccia”?

 

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Il diritto di opporsi è quindi un palcoscenico per grandi attori, in cui il regista sparisce dietro le interpretazioni dei suoi protagonisti e la forza del vero Bryan Stevenson. Oggi sessantenne, è professore alla facoltà di legge della New York University e ha istituito a Montgomery, sempre in Alabama, il National Memorial for Peace and Justice, che ricorda i 4mila afroamericani linciati negli stati del sud tra il 1877 e il 1950. Perché lì dove la giustizia e l’istruzione non riescono (o non vogliono) arrivare, può provare a intervenire l’arte.

Per non dimenticare. E provare a essere migliori. A essere umani.


Il diritto di opporsi vi aspetta in sala dal 30 gennaio con Warner Bros.