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L'orrore de Le furie di Hitler

Lower racconta storie di donne che appoggiarono il Reich

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WENDY LOWER, LE FURIE DI HITLER. COMPLICI, CARNEFICI, STORIA DELLE DONNE CHE APPOGGIARONO IL REICH (Rizzoli, pp. 344, 13 euro). Erano giovani, le classiche ragazze della porta accanto, molte con gli occhi blu come il cielo e i capelli color del grano, tutte di purissima razza ariana tedesca. Erano segretarie, infermiere, insegnanti, alcune guardie, moltissime solo semplici mogli o amanti di ufficiali e burocrati: eppure tutte, nel delirio tragico dell'Olocausto, si trasformarono più o meno consapevolmente in spietate assassine.
    Racconta una terribile pagina di storia ancora non del tutto nota "Le furie di Hitler", indagine condotta dalla storica statunitense Wendy Lower, ripubblicata in Italia da Rizzoli (con la traduzione di Andrea Zucchetti), dopo una prima edizione nel 2013. Il libro mette al centro molte di queste donne che sposarono il credo nazista, narra i crimini di cui si macchiarono, cercando di spiegare contesto e possibili motivazioni, e quale poi sia stato il loro destino dopo la guerra.
    Come scrive Lower, se è vero che "il regime nazista insegnò a migliaia di tedesche a essere complici, a essere spietate con i nemici del Reich", in realtà non ci si aspettava che - al di fuori dei lager, dei manicomi e delle prigioni - le donne dovessero trasformarsi in efficienti killer senza umanità.
    "Quelle che decisero di farlo - spiega Lower - sfruttarono l'occasione di trovarsi all'interno di un ambiente sociopolitico fertile, aspettandosi ricompense e riconoscimenti, non ostracismo". Quando si delineò il disegno criminale di Hitler, il regime chiamò ogni tedesco a prenderne parte, anche le donne, che presto ebbero il loro ruolo: un ruolo divenuto poi centrale, che tuttavia è stato poco documentato. Omicidi di bambini, torture e sevizie, esperimenti medici, discriminazioni: di questo molte ragazze si macchiarono, a volte con un sadismo e un odio difficili da immaginare per una donna. E' vero che poiché non ricoprirono incarichi di comando queste donne non vennero processate a Norimberga insieme alle figure di spicco del Reich: la maggior parte di loro fu giudicata in tribunali di zona.
    Alcune furono fortunate, sopravvissero e raccontarono la loro storia più avanti, in anni ormai lontani dalla guerra, senza mai vedere se stesse come efferate criminali; altre pagarono per i loro delitti, altre invece morirono.
    Proprio con l'idea di raccontare le loro storie, l'autrice ha condotto una serie di accurate ricerche basandosi su documenti tedeschi del periodo bellico, atti investigativi, verbali di processi, inchieste sovietiche su crimini di guerra, diari, corrispondenze, memorie pubblicate, interviste, ma soprattutto sui cosiddetti "ego-documenti", ossia auto rappresentazioni create dalle protagoniste, resoconti che vanno interpretati e "sfrondati" da esagerazioni o memorie rese "parziali" o edulcorate, ma che comunque sono fondamentali per comprendere ciò che è accaduto. La maggior parte dei crimini nazisti vennero compiuti dalle donne nei territori orientali. Nell'Est infatti, nelle terre tra la Germania e la Russia, i nazisti vedevano tante opportunità per creare un vero e proprio Eden per la Germania: a patto però di "estirpare" con ogni mezzo la vera "minaccia" di quei luoghi, ossia coloro che li abitavano, gli storici nemici ebrei, considerati esseri inferiori, e gli oppositori politici che andavano sterminati. E proprio qui a giovani tedesche ambiziose Hitler offriva l'opportunità di far carriera. Molte di loro scelsero di trasformarsi in "assassine in gonnella" e non necessariamente erano infermiere, insegnanti o segretarie, quanto semplicemente mogli e segretarie che, trovandosi vicino a uomini impegnati negli omicidi di massa, si lasciarono coinvolgere, molte di loro partecipando attivamente.
    Con acume, rigore e lucidità, ma mai con distacco, Lower propone al lettore fatti e informazioni che non possono lasciare indifferente e che ci rimandano ai giorni nostri, facendoci riflettere su quanto sia ancora possibile il rischio di cadere nella spirale dell'odio e del pregiudizio. (ANSA).